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Jex Sagristano e Soundinside studio recording: l'emozione prima della tecnologia - Intervista


Mentre la tendenza a studi minimali digitali continua a crescere, grazie alla qualità dei plugin e alla necessità di poco outboard, resistono realtà dove la passione musicale viene coltivata dando priorità all’emozione.

Poca preproduzione, molta musica suonata insieme e una struttura che esalti il mood dei musicisti professionisti sono gli ingredienti del successo di Soundinside, realtà napoletana il cui innesco è stato il primo studio di registrazione guidato da Jex Sagristano, nella sua mansarda, per crescere poi in etichetta discografica, produzione, talent scout e qualsiasi altro aspetto che serva per far conoscere gli artisti al mondo.
Ciò che ci ha attratto maggiormente è la filosofia dell’intero progetto, che ha il perno nella musica suonata: si registra alla vecchia maniera, tutti insieme, con strumenti veri, per catturare lo spirito, l’energia e l’emozione del momento. Lo studio è al servizio di questa finalità, senza diventare preponderante per farsi scegliere. E quindi su cosa puntare di essenziale? Dal registratore a nastro al banco analogico, dai convertitori con una necessaria postazione AVID Pro Tools ai microfoni e a poco outboard ma molto personale. Esplorare il mondo di Soundinside significa sentire sulla pelle i brani di musicisti veri, molto lontano dalle attuali produzioni costruite mattoncino dopo mattoncino in studio. E viverle anche su Youtube a favore dell'artista e dell'ascoltatore.

 

 

Luca Pilla Partiamo dall'inizio della storia nel 2009: quando hai aperto Sound Inside avevi già un network di musicisti che speravi avrebbero registrato da voi?

Jex Sagristano In realtà no, non c’era un vero e proprio business plan o un network strutturato di clienti che aspettavano. Tutto è partito in modo molto genuino e viscerale. All'inizio lo studio era in una piccola mansarda a casa dei miei genitori; in pratica era la mia cameretta, dove avevo allestito una piccola regia con pochissimi mezzi: un PC con Pro Tools LE pilotato da una magnifica, mitica Digidesign 002.
In quel periodo frequentavo un corso da tecnico del suono e contemporaneamente giravo in tournée, quindi la cameretta era il mio bunker produttivo. Invitavo gli amici che avevano delle band soprattutto per sperimentare, provare tecniche di microfonazioni varie.
Da quei primi esperimenti, però, si è sparsa la voce e ho iniziato a registrare tantissime band: spaziavamo dal rock al jazz, fino a progetti Hip Hop. Tra i mille demo e i progetti passati da quella mansarda, mi capitò anche di registrare 'Napoli Manicomio' di un giovanissimo amico che oggi tutti conoscono: Clementino. Quel posto aveva una forza assurda, era davvero magico. Il network, alla fine è nato da sé, basato sull'amicizia, sulla passione e su quell'energia pazzesca dei primi anni."

LP Lo studio di registrazione attuale è parte di un progetto più ampio: cosa avete abbandonato, cosa avete inserito e cosa avete potenziato?

JS Se guardo indietro a questi ultimi 15 anni, mi rendo conto che il progetto non è semplicemente cambiato: si è completamente stravolto, seguendo i tempi e la mia stessa crescita professionale.
A un certo punto, quella famosa mansarda ha cominciato a starmi decisamente stretta rispetto a quello che avevo in mente. Ma la vera svolta, paradossalmente, è arrivata attraverso un lungo stop forzato dello studio. Per anni sono stato assorbito quasi totalmente dall'attività di fonico, backliner e direttore di palco per i concerti e festival. Ero costantemente in tour, super impegnato a gestire i live di artisti italiani tra i quali Marco Mengoni, Fabrizio Moro, Afterhours ecc. passando per incredibili date sporadiche con leggende internazionali del calibro di The Wailers, George Benson, Alan Parsons e tanti altri.
Vivere la dimensione dei grandi palchi e viaggiare così tanto mi ha dato tantissimo, ma mentre ero in giro continuavo a sognare. Sognavo un posto grande, una struttura mia, pensata da zero per poter esprimere al meglio la mia idea e filosofia di studio. Volevo un luogo dove ogni musicista potesse sentirsi a casa.
La svolta decisiva è arrivata dopo una parentesi. Dopo qualche anno, infatti, mi trasferii a Roma con Teresa, la mia attuale moglie. Restammo lì per circa due anni, ma poi sentimmo il richiamo della nostra terra e rientrammo in Campania. Scegliemmo di andare ad abitare a Frattaminore, in una casa di sua proprietà, ed è esattamente lì che è successa la magia. Un giorno Teresa mi portò nello scantinato di famiglia: un immenso spazio vuoto di 130 metri quadrati. Mi guardò con un’espressione incredibile, una di quelle che non dimentichi più, e mi disse: 'Qui faremo finalmente il nostro studio'. In quel preciso istante, tra quelle mura ancora spoglie, ha preso vita quel grande sogno che oggi tutti conoscono come Soundinside Basement Records.

 

LP Com'era la configurazione nel 2009 e com'è oggi lo studio? Quali sono i pilastri che rendono Soundinside diverso dagli altri studi?

JS Se guardo la configurazione del 2009 e la confronto con quella di oggi, sembra passata un'era geologica. Nel 2009 era home studio personale che probabilmente oggi ha qualsiasi musicista in casa, anzi forse anche peggio! La sala ripresa era minuscola, allestita insieme a mio padre con i muri pieni di pannelli di bugnato e nulla più. Avevo giusto un kit di microfoni essenziale per riuscire a registrare qualcosa, ma quelle erano le nostre possibilità e con quelle dovevamo fare miracoli.
Oggi la situazione è radicalmente cambiata. Non voglio cantarmela da solo, ma credo che il Soundinside sia diventato un vero fiore all’occhiello per la provincia di Napoli e non solo. A dirlo, prima di noi, sono i musicisti stessi che descrivono l'esperienza nel nostro studio come qualcosa di indimenticabile.
Ciò che ci rende diversi dagli altri è semplcie: non è una questione solo di apparecchiature. Oggi la nostra strumentazione audio è assolutamente al top della gamma, abbiamo due regie, una completamente analogica e una più piccola per mix, master e sala produzione; ma la vera differenza la fanno le persone. Il nostro motto è proprio questo: 'I dischi li fanno le persone, non le macchine'.
Il mercato è pieno di studi con macchine costose, ma noi abbiamo scelto di puntare soprattutto sull'empatia, sull'entusiasmo e sulla professionalità umana. Il nostro staff segue ogni singolo progetto con un amore immenso. La cura tecnica dei dischi è affidata a Ciro Galante, un grandissimo fonico e produttore che condivide appieno questa visione. I nostri veri punti di forza sono l'accoglienza e la tutela dell'artista. Quando entri al Soundinside ti ritrovi in un ambiente che ha il calore e l'intimità del salottino di casa, un luogo in cui i musicisti si sentono protetti da tutto e liberi di esprimersi. Il nostro lavoro non finisce quando si spegne il mixer: aiutiamo le band a raggiungere esattamente l'obiettivo che hanno in testa, le guidiamo passo dopo passo anche nel dopo la realizzazione del disco, per evitare che finiscano nella bocca degli squali della discografia. Quando io e Teresa (Katres) abbiamo aperto il Soundinside arrivavamo da un’esperienza bruttissima avuta con alcuni discografici e per questo ci siamo detti subito che nessun artista qui venisse più trattato come un prodotto. Insomma, si entra al Soundinside per registrare un disco e si finisce per diventare parte di una grande famiglia.

LP Nel progettare lo studio, quanto ha contato l'idea che fosse uno spazio creativo dedicato prima di tutto all'artista, invece che alla sola registrazione?

JS Ha contato tutto. Se avessimo voluto costruire semplicemente un luogo dove acquisire tracce, avremmo investito solo in isolamento acustico perfetto, calcoli matematici e macchine di ultima generazione. Ma la verità è che uno studio asettico produce quasi sempre dischi asettici. Per noi il Soundinside doveva essere, prima di ogni altra cosa, un rifugio. Quando un artista entra qui, deve dimenticare le scadenze, le pressioni del mercato e le ansie quotidiane. Abbiamo progettato lo spazio partendo da una domanda fondamentale: 'Come possiamo far sentire un musicista talmente a casa da spingerlo a tirare fuori la sua parte più intima e vera?'. Ecco perché abbiamo curato l'estetica, la luce, l'atmosfera da salotto e la disposizione stessa delle stanze, concepite per la presa diretta. Volevamo che l'ispirazione potesse circolare liberamente, senza barriere rigide tra regia e sala ripresa.
La tecnologia e la qualità acustica che oggi sono ai massimi livelli sono al totale servizio della creatività e mai il contrario. Se un musicista si sente protetto e ispirato, la magia succede da sola; il nostro compito è solo quello di catturarla mentre accade."

 

LP Da voi si suona e si crea musica, niente MIDI o loop vari. Quanto è più facile arrivare al risultato con musicisti in carne e ossa, rispetto a produzioni che coinvolgono preproduzione MIDI e su campioni?

JS Noi abbiamo una visione molto romantica, che oggi può sembrare quasi controtendenza, ma in cui crediamo ciecamente: amiamo lavorare ai dischi come si faceva negli anni '60 e '70. Mettiamo al centro solo le persone, utilizzando le macchine e la tecnologia come strumenti per realizzare quello che abbiamo nella testa, e mai il contrario. Ovviamente, se un artista arriva in studio con le sue pre produzioni già pronte, le accogliamo a braccia aperte e ci lavoriamo su. Ma quando la produzione artistica ci viene commissionata direttamente, quando un progetto nasce e si sviluppa qui dentro, allora preferiamo farlo alla vecchia maniera: suonando.
Il nostro metodo parte sempre da una sessione live. Chiudiamo i musicisti nella stessa stanza, li facciamo suonare insieme e li ascoltiamo respirare. Solo dopo aver catturato quell'energia andiamo ad analizzare le loro idee, a smontarle e rimontarle, dando quel tocco e quel groove in più che fa parte del nostro DNA. È l'unico modo che conosciamo per capire davvero le potenzialità profonde di un brano e la vera anima di chi abbiamo di fronte. Spesso ci è capitato di iniziare a lavorare su canzoni che erano solo una linea vocale e un giro di chitarra acustica. Abbiamo preso una band in carne e ossa, l'abbiamo catapultata in sala ripresa e, con indicazioni precise e tanta intesa umana, abbiamo dato vita ad arrangiamenti incredibili. Sono nati così dischi di cui andiamo ancora profondamente fieri. Dischi imperfetti, forse, ma vivi, pulsanti e soprattutto pieni di verità.

 

LP L'idea del canale video dei live in studio è in continua evoluzione: dal punto di vista pubblicitario ma anche di introito, che peso ha nel vostro lavoro?

JS Dal punto di vista pubblicitario e di introito economico, il canale video non va visto come una fonte di guadagno diretto dalle visualizzazioni, ma come un tassello fondamentale di un ecosistema molto più ampio. Oggi il live in studio è in assoluto il mezzo più veloce, onesto e potente per mettere in contatto diretto l’artista con i club e i promoter. Un direttore artistico o un organizzatore di festival, guardando quei video, capisce in tre minuti se una band sa suonare davvero e che impatto può avere sul palco. È un biglietto da visita che apre le porte dei concerti. Per questo motivo, oltre a venderlo come servizio strutturato per chi ce lo richiede, abbiamo deciso di utilizzarlo come uno strumento di scouting e di investimento. Quando incrociamo artisti che riteniamo forti, di talento e con qualcosa da dire, siamo noi a invitarli in studio, a nostre spese, per produrre e regalare loro questa vetrina. Inoltre, è un servizio che omaggiamo di default a chiunque scelga di registrare un intero album da noi. Crediamo che il lavoro di uno studio oggi non possa limitarsi a consegnare un master finito; dobbiamo dare agli artisti le armi giuste per difendersi e promuoversi là fuori. Regalare un live in studio di alta qualità a chi fa un disco con noi è il nostro modo concreto di supportare la scena indipendente, investendo sulle persone prima che sul profitto.

LP Avete un setup essenziale di strumenti musicali residenti legato al vintage: è ancora un punto forte che attrae i musicisti?

JS Assolutamente sì, è uno dei nostri più grandi punti di forza. La scelta di avere una backline residente fortemente legata al vintage non è un vezzo estetico, ma una precisa dichiarazione d'intenti legata al suono. Le macchine, gli amplificatori e gli strumenti di quell'epoca hanno un calore, una pasta e una risposta dinamica che il digitale può solo provare a clonare, senza mai riuscirci del tutto. Questo approccio attrae moltissimo i musicisti, specialmente quelli che cercano un'identità sonora forte, profonda e fuori dal tempo. C'è una magia indescrivibile nel toccare con mano strumenti che hanno una storia da raccontare. Ovviamente, non imponiamo mai nulla: quando gli artisti arrivano da noi, sono totalmente liberi di scegliere se utilizzare la nostra strumentazione vintage per dare quel colore unico al disco, oppure se lavorare con i propri strumenti.

LP Veniamo alla regia principale: la console è un Trident Vector 432 a 32 canali affiancato a uno Studer 169 a 10 canali. Se dovessi dire pregi e difetti delle due console, cosa riporteresti?

JS Parliamo di due filosofie sonore pazzesche che nel nostro flusso di lavoro si completano a vicenda. Entrambe hanno un ruolo fondamentale al Soundinside, ma le usiamo per scopi completamente diversi, sfruttando i punti di forza specifici di ciascuna.
Il Trident Vector 432 è il cuore pulsante della nostra regia, la macchina su cui prende forma il mix. Se dovessi trovare il suo pregio assoluto, ti direi senza dubbio gli eq: gli EQ Trident sono leggendari, musicali, hanno un carattere unico e riescono a scolpire il suono con una naturalezza incredibile. Se c'è un limite, che poi è il difetto intrinseco di quasi tutte le grandi console analogiche di quel livello, è che richiede una manutenzione costante e un'attenzione maniacale per esprimersi sempre al massimo delle sue potenzialità, ma il calore e la tridimensionalità che restituisce al mix ripagano ogni singolo sforzo.

Lo Studer 169, invece, è il nostro gioiello che usiamo come arma segreta in fase di ripresa. Il suo pregio indiscusso sta nei preamplificatori: hanno quella pasta pulita ma con una saturazione armonica pazzesca quando vengono spinti. Li adoriamo letteralmente sulle batterie, chitarre acustiche e sulle voci, a cui donano una presenza e una pasta d'altri tempi. Inoltre, lo sfruttiamo spesso per fare delle somme analogiche, sfruttando la musicalità del suo master bus e del suo limiter. Se proprio dobbiamo trovargli un difetto, è legato alla sua natura compatta: ha un routing essenziale e un numero di canali limitato, il che non lo rende adatto a gestire il mix di un intero album da solo.

 

LP Registrate anche su nastro magnetico con uno Studer A80 MK IV ma anche su Pro Tools Studio: quanto modificate della taratura su A80 se cercate un suono? La registrazione è sempre in parallelo a Pro Tools?

JS Lo Studer A80 MK IV è senza dubbio la meraviglia assoluta della nostra regia. Devo essere del tutto onesto, però: purtroppo non viene utilizzato tanto quanto vorremmo. Oggi i nastri hanno dei costi esorbitanti e lavorando noi principalmente con la scena indipendente e non con major dalle casse illimitate, i budget dei progetti spesso non riescono a coprire questa spesa. Per questo motivo, lo riserviamo e lo ottimizziamo soprattutto per le nostre produzioni mirate, dove il nastro diventa una scelta sonora fondamentale. Quando lo utilizziamo, l’approccio e la taratura variano a seconda del percorso che vogliamo intraprendere, e il rapporto con Pro Tools cambia di conseguenza.
Abbiamo due flussi di lavoro principali. Il primo è il purismo totale, a computer completamente spento. La band suona, il segnale passa dai microfoni ai preamplificatori e va dritto nello Studer A80. Da lì, riversiamo le tracce sul Trident Vector e mixiamo utilizzando esclusivamente l'outboard dello studio. In questo caso, Pro Tools non entra nella catena.

 

Il secondo metodo è un approccio ibrido, dove Pro Tools funge da backup in tempo reale, ma senza rinunciare alla pasta del nastro in fase di acquisizione. La catena in questo caso è la band che suona, preamplificatori, outboard, ingresso nello Studer A80 e, infine, le uscite dello Studer vanno dritte nei 32 canali dei nostri convertitori Lynx Aurora per entrare in Pro Tools. Per noi il dogma fondamentale rimane l’importanza della cattura iniziale del segnale. Oltre a questo, usiamo lo Studer anche in modo creativo in fase di mix, ad esempio passando gli stem da Pro Tools attraverso i suoi circuiti e i suoi preamplificatori per scaldare i suoni. È una macchina incredibilmente versatile che regala una tridimensionalità e una verità al suono che nessun plug-in potrà mai replicare.

LP Usate un Mac Studio M2 e un Mini Mac M2: siete soddisfatti della scelta o avete trovato dei limiti nell'uso di plugin? Quali plugin non mancano mai quando lavorate su Pro Tools Studio?

JS Siamo estremamente soddisfatti delle prestazioni del Mac Studio M2 e del Mac Mini M2. Per il nostro flusso di lavoro sono macchine incredibilmente performanti e solide: ad oggi, non abbiamo mai riscontrato alcun tipo di limite, nemmeno con sessioni pesanti o con un utilizzo massiccio di plugin.
La verità, però, è che il nostro obiettivo è non averne mai bisogno così tanto. Cerchiamo di fare il vero grande lavoro in fase di ripresa, curando al millimetro la scelta dei microfoni, il posizionamento e la catena analogica. C'è una frase che ripeto sempre ai ragazzi a fine sessione quando ascoltiamo le rec: 'Ragazzi, abbiamo registrato talmente bene che adesso, in mix, possiamo solo rovinarlo!'. Se la band suona bene e le riprese sono buone, i plugin diventano solo un piccolo supporto, non una necessità per salvare il brano.
Quando apriamo Pro Tools Studio, la nostra suite di plugin è molto mirata ed essenziale. Ci sono dei plugin che non mancano mai e che spesso utilizziamo persino in fase di recording per avere un ascolto già pronto e performante: l'EQ3 nativo di Pro Tools, che nella sua semplicità è chirurgico e immediato, l'intramontabile D-Verb per dare subito un po' di ambiente, e tutta la suite di Slate Digital, che offre emulazioni analogiche eccezionali e che si sposa perfettamente con la nostra mentalità. Pochi strumenti, ma usati con l'orecchio e con il cuore.

LP Se parliamo di outboard, vedo una bella lista di processori analogici classici e moderni, tra preamp e compressori, che cosa mi dici per i riverberi?

JS Sul fronte degli effetti analogici abbiamo dei pezzi da novanta a cui non rinunciamo mai! In regia abbiamo due storici Lexicon PCM80, che sono dei classici intramontabili per i riverberi e le modulazioni, ma soprattutto abbiamo due chicche per chi ama il calore vero: un riverbero a nastro Rebecca di Effetti di Clara e un Multiecho sempre a nastro. Parliamo di macchine pazzesche, dove il suono si muove fisicamente sul nastro magnetico, regalando code e delay caldi, tridimensionali e meravigliosamente imperfetti.  Detto questo, è innegabile che oggi il flusso di lavoro richieda velocità e flessibilità, quindi lavoriamo spessissimo in modo ibrido, affiancando a queste meraviglie analogiche i plugin direttamente su Pro Tools Studio.

 

Per gli effetti digitali ci affidiamo a emulazioni di altissimo livello che ricreano quel feeling organico. Oltre al già citato e immediato D-Verb, che usiamo tantissimo per gli ascolti immediati, nel nostro arsenale non mancano mai i prodotti di Slate Digital (con i loro moduli di equalizzazione e compressione vintage), ma anche riverberi a piastra e delay a nastro digitali che ci permettono di automatizzare e gestire il mix in totale agilità. Le macchine esterne come il Rebecca o i Lexicon ci danno la pasta e il carattere nei punti nevralgici del disco, mentre i plugin ci offrono la chirurgia e la versatilità necessarie per rifinire il quadro complessivo. È il meglio dei due mondi.

LP Soundinside appare essere il perfetto bilanciamento per i musicisti professionisti, che suonano fisicamente e mentalmente. Quanto conta oggi avere un banco analogico e un registratore a nastro, rispetto a un sistema digitale, per la registrazione e il mix?

JS Conta tantissimo, ma non per una questione di feticismo tecnologico o di nostalgia. Conta per l'atteggiamento e per il suono. Oggi il digitale ti dà infinite possibilità, ed è una cosa meravigliosa, ma ti dà anche un'illusione pericolosa: quella che tutto si possa sistemare dopo. Quando registri sapendo che hai tracce illimitate, l'Autotune per intonare e poter editare tutto dopo, l'attenzione cala. Si perde quella tensione magica che trasforma una semplice esecuzione in una grande performance. Avere davanti un banco analogico come il nostro Trident e un registratore a nastro come lo Studer A80 cambia completamente l'approccio, sia nostro che dei musicisti, sia fisicamente che mentalmente.
Dal punto di vista fisico, l'analogico ha una texture che il digitale non può replicare. C'è una tridimensionalità e una pasta che rendono il mix organico, unito, vivo. Dal punto di vista mentale, invece, ti costringe a usare le orecchie e non gli occhi: non si guarda un monitor con le tracce colorate che scorrono, si chiudono gli occhi e si ascolta.
C'è un punto su cui non transigo, ed è la vera chiave di tutto: per le band che sono abituate a calcare i palchi, l'esperienza di registrare insieme nella stessa stanza è in assoluto la migliore in termini di resa e di risultato finale, che lo si faccia in digitale o in analogico. Il supporto, alla fine, è solo il mezzo; quello che conta davvero è la chimica.
Quando i musicisti suonano guardandosi in faccia, si attiva un'intesa invisibile che nessun computer potrà mai simulare: portare questa dimensione live dentro lo studio, catturando la performance nel momento esatto in cui accade, è l'unico modo per dare a un disco la stessa forza viscerale che la band ha quando sale sul palco, rendere quel momento immortale come la musica che si sta creando. Per noi il perfetto bilanciamento è proprio questo: offrire la comodità di oggi, ma preservando quell'approccio di una volta.

 

LP Soundinside è anche una etichetta discografica che produce direttamente, quanto conta scalare le classifiche? Inoltre fornite un servizio completo: come scegliete le produzioni e quali vantaggi ha questo approccio globale?

JS Voglio fare una premessa fondamentale, con totale onestà: per la musica che produciamo noi, le classifiche non le scaliamo. E lo dico con orgoglio. La musica che esce dalla Soundinside Records non è pensata per rincorrere l’algoritmo della settimana, le mode del momento o per diventare un sottofondo usa e getta da consumare in trenta secondi su TikTok. Noi produciamo musica che deve restare, dischi che hanno l'ambizione di essere ascoltati e vissuti anche tra dieci o vent'anni. Il nostro obiettivo non è il posizionamento temporaneo in una chart digitale, ma la costruzione di una carriera solida, credibile e duratura per l'artista.
Proprio perché abbiamo questa visione così radicata, la scelta delle produzioni è un processo estremamente selettivo e viscerale. Non guardiamo quanti follower ha una band o se ha già un pubblico pronto. Scegliamo i progetti basandoci sul talento puro, sulla verità della proposta, sull'urgenza espressiva e sulla capacità dei musicisti di difendere la propria musica sopra un palco. Dobbiamo innamorarci del progetto e, soprattutto, dobbiamo sentire che c'è una totale condivisione umana e di valori.
Da questo colpo di fulmine nasce il nostro approccio globale. Fornire un servizio completo, che va dallo scouting alla produzione artistica in studio, fino alla stampa del formato fisico, la distribuzione e l'organizzazione dei live In sintesi, il vantaggio principale è che l'artista non si sente mai un numero o un prodotto da spremere. Diventa parte di una famiglia che rema nella stessa direzione, con l'unico scopo di far arrivare al mondo un pezzo di arte autentico e senza data di scadenza.

 

LP Come vedete il futuro della registrazione, del mix, della produzione e della discografia dopo questi 15 anni di attività?

JS Se guardo al futuro dopo questi primi 15 anni di attività, lo vedo diviso su due binari paralleli, ma non necessariamente in contrasto. Da un lato, bisogna essere realisti: il digitale ha fatto passi da gigante a costi incredibilmente accessibili. Oggi chiunque, con un buon computer e una scheda audio, può allestire un home studio nella propria stanza e dare vita a musica bellissima. Se un artista ha talento, idee e capacità tecniche, può tranquillamente scrivere, produrre e registrare un ottimo progetto anche da solo, a casa sua. Questa è una democratizzazione enorme della musica ed è un bene, perché permette a chiunque di esprimersi senza barriere economiche insormontabili.
Dall'altro lato, però, proprio a causa di questa totale digitalizzazione e solitudine casalinga, il ruolo dello studio di registrazione fisico cambierà pelle, diventando ancora più sacro e centrale. Entrare in uno studio non sarà più solo una necessità tecnica per accedere alle macchine, ma diventerà una scelta di vita e di percorso artistico. Il futuro dello studio è l'esperienza. È il viversi il momento, l'andare in un luogo terzo a condividere qualcosa di profondamente importante con altre persone. Per una band significa staccare il telefono, chiudersi in una stanza per una settimana, guardarsi in faccia, litigare, gioire e far convergere le proprie energie in un'unica direzione. Significa confrontarsi con un produttore, farsi contaminare e farsi guidare.
La discografia del futuro, specialmente quella indipendente che difendiamo noi, si sposterà sempre di più sulla ricerca della verità e dell'unicità. In un mondo saturo di canzoni tutte uguali, piatte e generate in serie, la differenza la farà chi propone un'identità reale. Il nostro compito per i prossimi anni sarà proprio questo: lasciare che gli artisti sperimentino a casa le loro idee, per poi accoglierli qui e trasformare quelle idee in un'esperienza umana e sonora indimenticabile. Perché i computer diventeranno sempre più intelligenti, ma non potranno mai replicare la magia di quattro persone che sudano e creano bellezza insieme in una stanza.

Per info: Soundinside

 

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