Pensando a come aprire questa recensione ci sono venuti in mente i numerosi meme basati sulla contrapposizione tra cose da bambini (o inesperti) e cose da adulti (o esperti), cioè “for children” e “for men”. Non vogliamo certo scatenare polemiche indicando altri software come “for children”, ma è innegabile che WaveLab sia, per usare la stessa ironia, “for men”.
Si tratta da sempre di un applicativo relativamente di nicchia, dedicato ad ambiti di intervento specifici, primo fra tutti il mastering professionale.
Lo storico software di casa Steinberg si rivolge comunque anche ad altri settori, dall’analisi del suono all’audio forense, dal restauro digitale alla gestione dei metadati e al processamento multiplo di file. Non è insomma un prodotto di massa. Il livello di dettaglio e le potenzialità avanzate che mette a disposizione si traducono inevitabilmente in una curva d’apprendimento piuttosto ripida. Quando però lo si padroneggia, diventa evidente che il tempo investito tra manuali, libri o corsi di formazione è tutt’altro che sprecato.
La sensazione è quella di avere un controllo totale sul suono, significativamente superiore a quanto avviene anche nelle migliori DAW, incluso Cubase. D’altra parte, WaveLab non è una DAW, per quanto nelle ultime versioni abbia progressivamente incorporato parte di quella filosofia. Rimane fondamentalmente un editor audio: una potente lente di ingrandimento puntata sul suono digitale, accompagnata da strumenti di intervento di precisione chirurgica.
In marzo Steinberg ha rilasciato la versione 13 del software, rispettando la periodicità consolidata di due o tre anni tra una release e la successiva (WaveLab 12 è di inizio 2024). Forse il termine “epocale” sarebbe eccessivo, ma si tratta senza dubbio dell’aggiornamento più importante dai tempi della versione 9.
Le novità sono numerose, ma quella realmente dirompente è una: l’introduzione – finalmente – del supporto al mastering immersivo in Dolby Atmos (solo nella versione Pro di WaveLab). Se è vero che ogni contenuto pubblicato in formato Atmos passa comunque attraverso una fase di finalizzazione, è altrettanto vero che i flussi di lavoro dedicati al mastering immersivo sono ancora oggi frammentati e poco lineari.
Con WaveLab 13 Steinberg prova a colmare questo vuoto, portando anche nel mondo Atmos un workflow vicino a quello consolidato da decenni nella produzione stereofonica: una separazione chiara tra ambiente di produzione (ad esempio Nuendo) e ambiente di mastering, completo e autosufficiente, senza la necessità di integrazioni esterne o soluzioni di ripiego per arrivare al prodotto finale pronto per la distribuzione.
Prima di parlare di Atmos, però, passiamo in rassegna le altre principali novità.
Tutti in riga!
Una nuova funzione che abbiamo particolarmente apprezzato è la Navigazione sincronizzata, uno strumento prezioso quando si lavora sullo stesso materiale in contesti diversi — ad esempio confrontando una versione stereo e una Atmos, oppure passando dall’Editor audio al Montaggio.
Quando attiva, consente di muoversi tra più viste dello stesso contenuto (o di sue varianti) mantenendo perfettamente allineati zoom, selezioni e posizione del cursore. Il confronto tra versioni diventa così rapido, preciso e soprattutto intuitivo.
Sempre in tema di allineamento, ora si possono applicare modifiche all’inviluppo di diverse clip contemporaneamente, come si può anche intervenire sull’intero inviluppo delle clip selezionate (alzando o abbassando il livello) in misura relativa, proporzionale alla situazione di partenza. Un’aggiunta semplice, ma che ad esempio può semplificare non poco le operazioni nei lavori di mastering basati su stem.
Steinberg Wavelab 13: applicazione contemporanea di una variazione di inviluppo a più clip.
Ordine e colore
Particolarmente utile e ingegnosa è poi la possibilità di colorare dinamicamente le clip a seconda di regole completamente personalizzabili, nell’area di Montaggio. Possiamo ad esempio colorare automaticamente di giallo tutte le clip che contengono nel nome della traccia il termine “vocals”, oppure in verde quelle con applicati degli effetti, o in viola quelle che appartengono a un determinato bed Atmos. Ciascuna collezione di regole può quindi essere salvata come preset. Passando da un preset di colorazione all’altro cambiano istantaneamente i colori di ciascuna clip. Si tratta di una funzionalità estremamente utile, in particolare quando ci si sposta da una fase della lavorazione ad un’altra. Ci auguriamo che, come spesso accade, anche le regole sul colore vengano presto riportate anche negli altri software Steinberg.
Steinberg Wavelab 13: la configurazione delle Regole colore.
In effetti… ci voleva una rinfrescata
Sul fronte degli effetti WaveLab 13 introduce il sidechain, il caricamento simultaneo di catene di plugin su più clip, e la possibilità di scalare le dimensioni delle interfacce dei plugin, in modo da potersi adattare alla grande varietà di risoluzioni dello schermo disponibili sul mercato. Ora, inoltre, i plugin si possono togliere dal rack anche con il semplice trascinamento fuori dallo stesso, cosa certamente gradita e più pratica dei passaggi multipli che andavano effettuati fino a WaveLab 12.
Il MasterRig trova una nuova grafica, più fresca e al passo con i tempi, introducendo al contempo nuovi moduli, tra cui l’equalizzazione in stile Pultec (MEQ-5 e EQP-1A).
Steinberg Wavelab 13: il nuovo MasterRig, con l’emulazione del Pultec EQP-1A.
Diversi altri plugin sono stati importati da Cubase/Nuendo: abbiamo ora a disposizione anche in WaveLab VocalChain, multi-effetto dedicato al trattamento di voce e parlato, Underwater, per la creazione di effetti “sottomarini”, UltraShaper, processore dinamico che combina compressione e transient shaping, PitchShifter, per la modifica in tempo reale dell’intonazione. Non mancano poi i processori tipici degli ambienti di lavoro immersivi: MixerDelay, che consente di inserire ritardi controllati per ciascuno speaker, e Bass Manager, per la gestione dei bassi e dei punti di crossover. E qui arriviamo all’integrazione del Dolby Atmos!
Che Atmosfera!
Come anticipato, la grande novità di WaveLab Pro 13 è il supporto al formato Dolby Atmos. Si lavora nell’area di Montaggio, e si può scegliere se operare in modalità Master Dolby Atmos o Album Dolby Atmos. La seconda va evidentemente utilizzata quando si deve assemblare una collezione di pezzi in Atmos.
WaveLab carica automaticamente, nell’ultimo slot dell’Inspector, sezione Uscita, il Renderer. Aprendone l’interfaccia grafica si visualizza in tre dimensioni il mix, inclusi i movimenti delle sorgenti a cui sono state applicate delle automazioni sulla posizione. Si può cambiare il formato d’uscita con un click, passando ad esempio da binaurale a 7.1.4. Ci sono diversi parametri personalizzabili, tra cui la possibilità di visualizzare sopra ciascuna sfera rappresentante una sorgente un’etichetta testuale con il nome della traccia relativa. Utilissima anche la possibilità di variare dinamicamente il colore delle sfere in funzione del livello, in modo da poter identificare con facilità quali sorgenti stanno suonando e quali no, istante per istante. Sempre nel Renderer si può visualizzare l’elenco dei canali, con relativi pulsanti M e S, vista del livello e tendina per la selezione del parametro vicino/medio/lontano per il rendering binaurale.
Steinberg Wavelab 13: l’interfaccia grafica del renderer Dolby Atmos.
Quindi, visualizzazione a parte, come si fa il mastering di un pezzo in Atmos? Il problema, rispetto a un master stereofonico tradizionale, è che non si ha un file unico su cui intervenire. L’Atmos è per sua natura adattabile a molteplici formati d’uscita, quindi bisogna ragionare in modo diverso. Si ha una situazione tutto sommato più vicina a quella dello stem mastering, in cui si ha accesso non al file generato a valle del mixaggio, ma a raggruppamenti di canali. Nel mastering Atmos si ha accesso in realtà a tutte le sorgenti. Per inserire un effetto complessivo (ad esempio l’equalizzazione) bisogna applicarlo ai singoli elementi (canali dei bed e oggetti), non alla somma. E qui viene enormemente in aiuto WaveLab Pro 13. Caricando un processore nell’Inspector, sezione Uscita, prima del Renderer, compare la seguente finestra di dialogo, che chiarisce cosa avverrà:
Steinberg Wavelab 13: la finestra di dialogo che compare quando si applica un effetto all’uscita del Montaggio.
WaveLab applica il medesimo effetto, con le medesime impostazioni, a tutte le tracce. Ma non finisce qui, l’utente può anche scegliere se escludere determinate tracce, e il bilanciamento dry/wet dell’effetto traccia per traccia. Il tutto in modo incredibilmente immediato.
Steinberg Wavelab 13: impostazioni relative agli effetti generali, traccia per traccia.
Di fianco alla scheda Processamento delle tracce, nella medesima finestra, si trova quella di Composizione del Side-Chain, del tutto simile. Tramite questa si può andare a comporre il segnale in ingresso in side-chain, qualora il processore caricato supporti tale modalità operativa.
Una volta applicati i processori desiderati, cliccando sul pulsante Intensità acustica, WaveLab analizza i materiali, effetti applicati inclusi, e riporta i dati di Intensità acustica integrata, valori di picco, intervallo di intensità acustica, rapporto Peak-to-Loudness (PLR). L’utente può impostare i valori massimi di loudness integrata e di picco, per poi normalizzare i livelli. WaveLab lo fa modificando il guadagno del livello in ingresso nella catena effetti della sezione Uscita, oppure subito prima del Renderer. La stessa cosa può essere fatta manualmente, intervenendo sui due fader visibili nella figura qua sotto:
Steinberg Wavelab 13: la finestra di analisi dell’intensità acustica e normalizzazione.
Una volta normalizzati i materiali si può rianalizzarli, in modo da verificare che la loudness rientri nei limiti previsti.
Conclusioni
Promosso? Sì, WaveLab 13 è decisamente promosso, e a pieni voti. Colma una lacuna che in particolare negli ultimi tempi era diventata pesante (la mancanza di supporto per l’Atmos), e al contempo introduce una serie di miglioramenti meno evidenti ma comunque apprezzabili ed utili. L’upgrade è pressoché obbligatorio per chi lavora con l’Atmos, ma sicuramente consigliato anche a chi resta fedele allo stereo. Chi volesse valutare anche le versioni inferiori alla Pro può consultare la pagina comparativa tra WaveLab Pro/Elements/Cast/Go. Well done, Steinberg!
Pro
Supporto al mastering Atmos, con un flusso di lavoro molto semplice e lineare
Ottima dotazione nativa di processori, sia per qualità che per quantità
Prezzo di acquisto o di upgrade vantaggioso considerate la complessità e le potenzialità del software
Contro
È un applicativo che mette inesorabilmente di fronte alle proprie eventuali lacune - ovvero, se si vuole comprenderlo e sfruttarlo a fondo bisogna studiare e approfondire parecchio
Per info: Steinberg
Addio a Finale: MakeMusic cede il passo a Dorico in una partnership con Steinberg


















