C’è ancora spazio per mixer analogici con ottimi preamp, eq, compressione analogica ed effetti digitali? Soundcraft ha una risposta e, dopo averlo provato, potrebbe avere più ragione di quel che si pensi!

Quando abbiamo assistito alla presentazione della nuova serie Signature Plus, siamo rimasti perplessi. Presentare un mixer completamente analogico in tempi di soluzioni digitali a basso prezzo, che hanno spesso delle specifiche per effetti, equalizzazione e routing impressionanti e superiori, sembra cosa d’altri tempi. Introdurre una serie analogica intera nel 2026 è una scelta che sembra azzardata, soprattutto per il biglietto di ingresso alla serie, circa 800 € per il 12 canali.
Di primo acchito, scatta la valutazione sulle funzioni rispetto al costo e ai concorrenti digitali, e la serie Signature Plus sembra perdente in partenza. Poi, però, c’è un’altra storia che non viene quasi mai raccontata, se non nel passaparola. Dopo averci messo su le mani, si arriva a una sola conclusione: a questi prezzi, rispetto a mixer digitale nella stessa fascia di prezzo, il suono che si tira fuori da Signature Plus è bollente, schiaffeggia l’ascoltatore e, soprattutto, è meravigliosamente analogico, mai rigido, sempre emozionante. Prima o poi vi capiterà di sentirlo o provarlo: se siete abituati al digitale, scoprirete che c’è un altro suono, diretto ed emozionante, rock, così spudorato rispetto al digitale da chiedersi dov’era finito questo sound.
L’albero genealogico della serie Signature Plus
La serie Signature Plus si distingue per il numero di channel strip a disposizione, perché il routing e la sezione master sono identici a tutti i modelli. Soundcraft ha raccolto dalla tradizione la maggior parte degli aspetti circuitali: i preamp derivano dai mixer Ghost, l’eq ha le stesse caratteristiche, per le curve, della consolle Sapphyre, il compressore interno ha il circuito del classico VCA dbx OverEasy One Knob e il processore per riverberi ed effetti è un Lexicon. Il routing è derivato dalla console GB, che comprende il Listen Bus, cioè un bus dedicato all’ascolto Solo dei singoli canali, dei gruppi e delle Aux, ma anche dalle due coppie di canali USB, indirizzato all’uscita cuffia o alla Control Room, così da non interferire nel mix.

Le curve di equalizzazione della console Soundcraft Sapphyre
La differenza tra i modelli è nel numero di canali di preamplificazione e di channel strip stereo: un solo canale stereo per le versioni a 12 e 16 canali, tre canali stereo per le versioni a 22 e 32 canali. Per tutti l’ultimo canale stereo ha connessioni RCA sbilanciate (gain da -20 a + 20 dB). Gli ultimi due canali stereo possono essere commutati all’interfaccia audio USB 2.0 con due coppie stereo, Class Compliant per Windows, Mac, iOS, Android da 44,1 kHz a 192 kHz. Da notare che i canali stereo bilanciati sono channel strip mono che usano l’ingresso Insert come con un secondo canale mono bilanciato TRS, così da realizzare un canale stereo vero e proprio, senza sacrificare il preamp microfono a favore di una sola connessione stereo su TRS. E’ sempre possibile usare l’ingresso Insert, con un cavo apposito, se si vuole mantenere la channel strip mono.
La serie Signature Plus gestisce in comune l’alimentazione Phantom +48 V per tutti i canali e per Talkback, a eccezione della versione a 32 canali con due pulsanti Phantom, il primo per i canali da 1 a 10 e il secondo da 11 a 29. Tutte le versioni hanno fino a quattro canali ad alta impedenza (Hi-Z).

Soundcarft Signature Plus a 32 canali
Hardware
Il preamp microfonico ha una escursione di 65 dB, partendo sempre da +6 dB, e deriva dalla serie Ghost, con una risposta a -3 dB fino a 80 kHz, impedenza di 1,2 kOhm (1 MOhm per gli Hi Z), livello massimo di ingresso di +16 dBu e un rumore residuo di -90 dBu, che diventa di -78 dBu per i due ingressi RCA sbilanciati. Il crosstalk a + 30 dB di gain e con un’uscita di +14 dBu ha un ottimo valore di -80 dB.

Soundcraft Signature Plus, gli ingressi per preamp/line e gli Insert. La Phatom è comune per tutti gli ingressi.
Le quattro Aux, nelle stesse condizioni precedenti e con il potenziometro a zero, hanno un crosstalk di -75 dB. Il preamp accetta ingressi Line bilanciati o sbilanciati. Inserendo il Pad, che lavora anche sull’impedenza, il gain ha un range da -12 dB a + 47 dB, con livello massimo di ingresso di + 29 dBU.
L’Insert richiede un cavo speciale per In e Out. L’uscita audio bilanciata arriva fino a +28 dBu.
Un led permette di vedere se è presente il segnale e il suo livello, grazie a tre colori, che rispecchia gli stessi livelli di Mix. Tutti i led del livello del segnale sono sempre allineati al meter, un sistema che Soundcraft chiama Simple Success Metering.

Soundcraft Signature Plus: i pulsanti di Listen e Mute sono retroilluminati, mentre Mix, 1-2 e 3-4 riportano un colore diverso alla base del pulsante per identificare se sono premuti.
I livelli indipendenti dei quattro Aux e di FX Send (per il processore Lexicon) permettono di aggiungere fino a +10 dB di gain. Il panpot agisce su tutte e tre le coppie di bus Mix, Group 1-2 e 3-4.
L’interfaccia audio USB a quattro canali in ingresso e uscita accetta risoluzioni da 44,1 a 196 kHz, con lo 0 dBFS posto a +20 dBu in registrazione e +17 dBu in riproduzione, con range dinamico di 94 dB in playback e 107 dB in registrazione.
Per le uscite cuffie e la control room, l’attenuazione Dim è di -12 dB. L’uscita cuffia può contare su ben 220 mW con un carico di 300 Ohm! A 43 Ohm, l’amplificatore arriva a 400 mW: in pratica si rischia di far esplodere le cuffie! Soundcraft raccomanda di usare cuffie con impedenza superiore a 150 Ohm, evitando di usare cuffie da 8 Ohm.
Soundcraft ha pensato anche al trasposto: la parte posteriore presenta una parte in gomma molto spessa e ben avvitata, che funziona da maniglia per il trasporto. L’inclinazione non è un vezzo estetico, ma è necessaria per garantire il passaggio di aria sotto al mixer perché, come i veri analogici, si scalda la parte relativa ai preamplificatori. L’alimentatore, interno, è universale e il pulsante di accensione è incassato.
Il peso varia dai 6,1 kg della versione a 12 canali a 20,5 kg per il 32 canali.
La channel strip
La channel strip prevede un ingresso Combo per segnali Linea e Mix, con un’uscita insert subito sotto. Sotto il gain troviamo il Pad e il filtro Cut a 100 Hz a -3 dB. Non è presente alcuna inversione di polarità. Segue il controllo del compressore analogico dbx, che corrisponde alla soglia, con il pulsante di attivazione del compressore. Si decide quanto comprimere scegliendo la soglia: più il compressore lavora, più il led si sposta verso il rosso. Il compressore lavora con un auto make up gain, per cui il livello in ingresso è sempre uguale a quello in uscita dal dbx ed è assente sui canali stereo assegnabili a USB. Le impostazioni dei tempi sono fisse: 10 ms per l’attacco e 300 ms per il rilascio, con rapporto di compressione 1.5:1 e make up gain da 3dB a 12 dB e soglia da -20 dBu a +10 dBu.

Si passa quindi all’equalizzatore, con tre bande, di cui i medi sono semiparametrici (da 150 Hz a 3 kHz) ma con un particolare importante: in sottrazione il Q è proporzionale alla riduzione del livello, per cui man mano che si sottrare, la curva si fa più stretta aiutando il fonico a risolvere il problema. Le bande hanno un’escursione del gain da -15 dB a +15 dB. Vi troverete spesso a spingere anche sopra i 9 dB, perché, ve lo anticipiamo, suona benissimo. Per le channel strip stereo, invece, le curve sono simmetriche sia in sottrazione che addizione.

Soundcraft Signature Plus: la sezione di equalizzazione
Sotto l’eq ci sono le quattro manopole per altrettante uscite Aux. Da notare che il livello non va da 0 in su, ma prevede anche valori negativi per bilanciare le uscite, in caso in cui si volesse ottenere un Cue per i musicisti. Le stesse quattro Aux possono essere inviate al processore Lexicon, con controlli dedicati, così da dare il riverbero con livello indipendente per ogni Aux, una scelta che si sposa con il lavoro in studio di registrazione, e anche al bus Mix, sempre con controlli separati. Ogni Aux, inoltre, ha controlli dedicati per attivare il segnale Post Fader, l’invio al canale Talkback, funzioni di Mute e Listen.

Soundcraft Signature Plus: la sezione dedicata ai controlli per le quattro Aux
Il processore Lexicon
Signature Plus gestisce il processore Lexicon come un canale indipendente. Ogni channel strip ha la propria manopola dedicata al livello da inviare al processore. L’uscita del processore può essere indirizzata indipendentemente alle quattro Aux, pre o post fader, a Listen o a Talkback. Il canale dedicato è dotato di fader, pan pot e assegnazione ai bus Mix, 1-2, 3,4, con funzioni di nuovo di Listen e Mute.
Soundcraft Signature Plus: i controlli per il processore di effetti Lexicon, a cui è associato il colore blu nel layout del mixer
Per far funzionare il processore, occorre però definire il livello di ingresso generare con la manopola FX M, con possibilità di aumentare il livello in ingresso di + 10 dB, per cui se rimane a zero nulla andrà al processore.
Veniamo al DSP Lexicon, che ancora oggi è costantemente superiore agli algoritmi che trovano nei mixer digitali entry level. Sono disponibili 28 preset, per ognuno dei quali è possibile stabilire, grazie alle tre manopole dedicate, il predelay/tempo/speed, Decay/Feedback/Depth, e Variation che controlla la diffusione o un terzo parametro (descritto bene sul manuale) dell’algoritmo scelto. Il richiamo degli effetti è svolto dal selettore senza fine corsa che richiama i due gruppi di effetti. Oltre a Tap Tempo, è possibile memorizzare, per ogni algoritmo, la posizione delle tre manopole al posto del preset originale. I tre led accanto ai parametri si illuminano quando il valore è identico a quello memorizzato nel preset. Da sottolineare la possibilità di ascoltare in cuffia solo l’effetto, usando il pulsante Listen sul fader.
Soundcraft Signature Plus: la tabella del primo banco di effetti con i relativi controlli su pannello del mixer
Talkback
Signature Plus ha un ulteriore preamplificatore Ghost dedicato al solo canale di Talkback, che segue le impostazioni dell’alimentazione Phantom delle channel strip, con relativo led per il livello del segnale. Il grande pulsante TB abilita l’invio del segnale alle destinazioni prescelte, sempre grazie a un piccolo pulsate TB che troviamo sulle quattro Aux, sulla mandata per gli effetti Lexicon, sul bus Mix, sulla selezione delle sorgenti per Phones e Control Room. Premendo due volte velocemente il grande pulsante T/B, esso rimane attivo invece che essere temporaneo.
Bus, connessioni in uscita e metering
Abbiamo visto come ogni canale, compresi l’effetto Lexicon, possa essere indirizzato a uno o più dei tre bus stereo. I bus stereo Group 1-2 e 3-4 hanno dui fader per il livello, ognuno dei quali può a sua volta essere indirizzato al bus stereo Mix, e sono dotati di indirizzamento Listen e somma mono. Presenti sempre i due led per il livello del segnale. Da notare che, indipendente dal routing verso Mix, le uscite di Group sono sempre presenti sulle rispettive connessioni.
Il bus Mix principale, con relative uscite, è dotato di singolo fader, funzioni di Dim a -12 dB, Mute e ricezione ai canali USB 1-2 per la registrazione. Le uscite del bus stereo sono serigrafate come Mix L e R.

Soundcraft Signature Plus: la sezione dei fader per i tre bus stereo, con i controlli di Talkback
Le altre uscite che troviamo sono le quattro dedicate agli Aux, le due uscite Control Room e due ingressi per pedali switch, per il Mute degli effetti e il Tap Tempo, decisamente rare nei mixer.
L’unico metering disponibile si trova sotto l’ingresso di Talkback e riporta, a destra la scala dBFS e a sinistra quella in dBu. I livelli sono sempre allineati ai led dei vari segnali in ingresso e uscita sul mixer.

Soundcraft Signature Plus: le uscite audio e i due ingressi per pedali switch
La sezione di monitoraggio
Signature Plus include due sezioni distinte per il monitoraggio, andando a coprire non solo le necessità nel live, ma anche quelle in studio di registrazione. Le due sezioni sono l’uscita cuffia e la Control Room stereo, con uscite dedicate, e sono identiche nelle possibilità. Ognuna di esse ha funzioni di Mute, somma mono, Dim a -12 dB e controllo del livello di uscita. Le sorgenti, tutte attivabili a piacere, comprendono le quattro Aux, i bus Mix, USB 1-2 e 3-4, Talkback e Listen. Ogni sorgente del mixer è dunque sotto controllo, ricordando che il pulsante Listen permette anche di ascoltare, separatamente dall’attribuzione ai bus, ogni singola channel strip, così da poter lasciare al fonico l’ascolto senza dover azzittire gli altri canali durante il live. L’ascolto di Listen interrompe il segnale della sorgente abilitato per il monitoring. Nulla vieta di associare più canali su Listen che saranno sommati prima di essere indirizzati al canale di monitoraggio.

Soundcraft Signature Plus: la sezione di monitoraggio per cuffie e control room. A sinistra i controlli per le due coppie stereo USB
USB
Signature Plus può ricevere una coppia di canali stereo via USB C, assegnati agli ultimi due canali stero della console. La commutazione tra ingresso analogico e USB richiede l’intervento su un pulsante ma permette di mantenere tutte le altre funzioni della channel strip, dalle aux all’equalizzatore, all’assegnazione ai bus stereo con funzioni pan pot, Listen, Mute e invio al processore Lexicon. Il segnale analogico dei convertitori USB può essere gestito con un trim da -20 a +20 dB. Assente invece il compressore dbx. La connessione Class Compliant, per cui può essere utilizzato anche un tablet o uno smartphone. Su Windows è fornito anche un driver ASIO. Il sample rate è impostato sempre dall’host.
In registrazione, le due coppie USB sono assegnate alle uscite Mix per USB 1-2, e Group 3-4 per USB 3-4, senza altre possibilità.

Soundcraft Signature Plus: lo schema a blocchi dell'interfaccia audio USB
In prova
Non tutto ci convince di Signature Plus. La costruzione dello chassis è sicuramente robusta, ma schiacciando i pulsanti del compressore sui primi quattro canali, si apprezza un movimento dei pulsanti e delle manopole del gain, cosa che non avviene sui canali successivi. Considerato il prezzo, non ci è piaciuta l’attivazione globale dell’alimentazione a 48 Volt su tutti i preamp compreso il Talkback. E’ vero che i microfoni dinamici dovrebbero essere immuni da danni per la corrente Phantom, ma lnon è ideale che che circoli in tutti i preamp una corrente da +48 Volt, soprattutto se si attaccano e staccano cavi in continuazione. Nel modello in prova, i fader e i cappucci delle manopole erano facilmente estraibili. Soundcraft ha sottolineato anche l'uso del QR Code sul mixer, che dovrebbe riportare a pagine web dedicate al manuale e all'uso pratico, ma al momento non c'è nulla.
Il punto molto debole, e inspiegabile, della serie Signature Plus è l’interfaccia USB, a soli quattro canali, semplicemente inaccettabile rispetto alla concorrenza. Si possono usare gli Insert come Direct Out, pre fade e pre eq, cortocircuitando la punta e l’anello tra loro per garantire che il percorso del segnale non sia interrotto, creando un apposito cavo (il manuale riporta tutte le possibili connessioni) per usare un convertitore esterno, ma almeno un convertitore a 16 canali in registrazione, magari con una SD Card, sarebbe stato il minimo per rendere Signature Plus una soluzione molto valida dal vivo e anche in studio. Ci saremmo aspettati anche una connessione Bluetooh in ingresso, invece che la porta USB che costringe ad avere il cavetto sempre con sé. Per fortuna Signature Plus è Class Compliant, semplificando la connessione. Paragonato a qualsiasi mixer digitale dello stesso costo, Signature Plus non è vincente, ma non è questo il confronto a cui attenersi per giudicarlo.
Il motivo è il suono!
I preamplificatori sono senza dubbio ottimi: non avremmo alcun problema a usarli in studio per il loro suono rotondo, omogeneo e fluido, con una piacevole facilità di trasferimento dei transienti e delle alte frequenze, tanto che sono in grado di migliorare qualsiasi sorgente musicale. I pre hanno la tendenza ad aprire sulle altissime frequenze.

Soundcraft Signature Plus: anche al limite del led rosso, la distorsione armonica del preamplificatore è trascurabile
Non si fa mai fatica a trovare aria intorno al timbro Non introducono alcuna distorsione armonica, se non quando si rimane in zona rossa con il led. Anche in questo caso, però, la distorsione che producono è musicale e può essere usata artisticamente. Se amate la distorsione, aumentare pure il gain. L’headroom è ottima e il rumore di fondo è sufficientemente basso da garantire un range dinamico sempre utilizzabile.
Il compressore dbx merita un dieci: è a prova di idiota e produce sempre risultati musicali, anche quando si eccede. Non mangia mai basse frequenze e, anzi, più si comprime cassa e basso, più questi diventano massicci, anche tenendo il led su rosso pieno, per effetto anche della distorsione armonica creata dal processo di compressione! Non c’è alcun effetto pumping e la distorsione armonica che si può ricavare, eccedendo un po’, è esattamente quella che si cerca da un compressore, in particolare sul basso. Tanti saluti a qualsiasi compressone digitale sui mixer digitali di prezzo simile.

Soundcraft Signature Plus: il compressore dbx ha sempre gli stessi tempi di attracco e rilascio indipendentemente dalla soglia
L’equalizzatore? Una goduria: potete tirare su le alte frequenze quanto volete, nessun effetto harsh ma una continua vivacità per le orecchie. La serie Sapphyre era nota per la qualità del suo eq, e lo ritroviamo su questi mixer. Anche l’headroom partecipa a mantenere precise le alte frequenze senza fenomeni di distorsione. I medi, semiparametrici, sono un’altra sorpresa: quando si lavora a 3 kHz, sparano la voce così davanti al resto dei canali, che sembra che il resto dei canali si siano spostati qualche metro più indietro nel mix. In sottrazione sono utili: quando si riduce qualche dB intorno ai 300 Hz, ecco che si pulisce tutto quanto con una esaltazione di cassa, basso e voce.

Soundcraft Signature Plus: le curve di equalizzazione per i medi, diverse in attenuazione e addizione
I due filtri Low e High, dichiarati come shelving, hanno un overshoot e un undershoot molto simile, se non identico, all’eq di SSL serie E/G della scheda 0292, che permette di esaltare i bassi e contemporaneamente scavare intorno ai 300/500 Hz per ripulire il suono. Mentre sulle alte frequenze si può pensare a un shelving con Q, sulle basse frequenze il comportamento è diverso: in sottrazione si comporta da puro shelving, ma in addizione è una classica campana con dip, del tutto simile a SSL.

Soundcraft Signature Plus: la curva di equalizzazione per Low è del tutto simile a quella di un SSL serie E/G in addizione
Il processore Lexicon ha una serie di preset molto furbi, già settati di default: alcuni incrementano la quantità di alte frequenze nell’ambiente, aiutando non poco il risultato finale, altri hanno un suono più chiuso (come Studio e Room) adatti a chitarre acustiche o a un mix di voce e strumenti musicali acustici. La qualità è superiore ad altri DSP implementati su mixer dello stesso costo, ma non aspettatevi gli stessi algoritmi di un 480 o 300, o di un PCM 42: è un DSP adatto per il live ma non così tridimensionale, profondo e rotondo come le unità del passato, ma superiore alla qualità di altri riverberi e delay che si trovano in mixer simili. Purtroppo introduce, per livelli molto alti e senza segnale, un rumore digitale, che però è completamente coperto dal suono del canale quando lo si usa. In ogni caso non se ne può fare a meno su Signature Plus, perché quando lo avrete usato una volta, lo spalmerete come la Nutella sul pane, cioè ovunque serva per rendere più interessante il suono. I riverberi e delay non sono affatto rigidi o harsh, anzi tutto il contrario. Potete tranquillamente lasciare a casa un riverbero hardware dedicato. E’ anche possibile salvare le proprie impostazioni.
A differenza di molti altri mixer, Soundcraft ha donato la massima flessibilità al processore Lexicon, con il routing dedicato, il fader e un livello prefader. Eccellente la possibilità di impostare il tempo con il Tap, anche con pedale, perché in un secondo avete fatto il delay corretto con risultati artistici per cui i musicisti e il pubblico vi ringrazieranno. Per chi ha i capelli bianchi, è un processore più efficace, in termini di programmazione, rispetto ai piccoli LXP 1 e LXP 5, de quali richiama il suono ma più aperto sulle alte frequenze e più dinamico.
Per il fonico che mastica di elettronica, ci sono alcuni dati tecnici che rivelano quanto Soundcraft abbia analizzato nel dettaglio una miriade di particolari, semplificando la vita sul palco: anzitutto se si attiva il pad del preamplificatore l’impedenza sale a 10 kOhm, un valore che permette di usare microfoni dinamici, che richiederanno certo più gain ma con un maggior contenuto di alte frequenze e una migliore dinamica rispetto al preamp senza pad.
Il mixer è molto generoso per quanto riguarda i livelli di uscita, ben +28 dBu: in studio, usando per esempio le uscite C/RM, è possibile spremere qualsiasi distorsione armonica da outboard analogici, entrando con livelli ben superiori allo standard. I +28 dBu sono anche ottimi dal vivo, permettendo di non perdere potenza lungo i cavi. Con il pad attivato, gli ingressi dei canali arrivano a + 29 dBu, cioè avranno sempre headroom a disposizione.
L’amplificatore della cuffia è talmente potente che già a metà del potenziometro, con i fader a Unity Gain, il livello è troppo alto per cuffie da studio. Signature Plus permette di usare qualsiasi cuffia e, dal vivo, consente di avere sempre volume (se le cuffie reggono la potenza). In studio, tanta potenza regala una risposta dinamica delle cuffie superiore alla stragrande maggioranza delle uscite cuffie sulle interfacce audio, senza soffocare la dinamica. Per non parlare della sala prove: attaccandoci cuffie ad alta impedenza, sarà sempre possibile ascoltare cosa accade, grazie anche a Listen (il pulsante con l’orecchio) che permette di non interrompere la sessione ma valutare, a parte, cosa succede su un canale o su un Aux.

Soundcraft Signature Plus: Listen blocca temporaneamente qualsiasi altra sorgente assegnata al monitoraggio
La gestione del routing è quanto di meglio si possa chiedere: i pulsanti di assegnazione, i livelli indipendenti di Aux per Lexicon e per il Mix bus, l’assegnazione del Talkback sono elementi che ci si aspetta di avere da un mixer professionale. Soundcraft ha codificato le diverse sezioni per colore, così da rendere intuitivo il lavoro, e ha progettato anche la forma delle manopole, chiamandola “squircle”, per avere al tatto la sensazione della loro posizione.
In pratica non è stato necessario leggere il manuale per capire come funziona il mixer. Con un minimo di logica, guardando i colori e la disposizione dei controlli, si comprende immediatamente come funziona. Provate a fare la stessa cosa su un mixer digitale per assegnare le aux, i ritorni, la mandata effetti e i bus... Chiunque voglia imparare l’arte del suono dovrebbe prima fare esperienza su un mixer analogico, per capire il percorso del segnale e interiorizzare il flusso.

Conclusioni
In un mondo di mixer digitali a basso prezzo ricchissimi di funzioni o di mixer analogici che rincorrono il prezzo più basso, la serie Signature Plus sembra svantaggiata, fino a quando non si attaccano gli strumenti, si comincia a suonare e fare il mix. Finalmente il suono quello bello, rotondo, potente, emozionante, senza distorsioni, senza incertezze e con una grande dinamica. Allora le cose cambiano! Il 12 canali costa circa 800 euro e se consideriamo la qualità dei preamp, nettamente superiori a molti mixer nella stessa fascia di prezzo, dell’eq, del compressore dbx, e dell’utilità di avere riverberi Lexicon, il conto comincia a tornare.
In un home studio, Signature Plus fa senz’altro la differenza come front end analogico, superiore a qualsiasi preamp ed eq inserito in interfacce digitali di medio e basso prezzo. A questo aggiungiamo un routing ricco di possibilità che permette di creare dei Cue a piacere con tanto di segnale Mix da inviare ai monitor, le quattro Aux, che sono una rarità di questi giorni, una sezione di control room e cuffia dove ascoltare qualsiasi sorgente, senza interferire con l’uscita principale e l’esibizione, un metering coerente con la catena del gain con tutti i led, e la funzione Listen, la serie Signature Plus prende il volo.
La scelta è tutta vostra: da una parte il miglior suono analogico e la facilità d’uso di Signature Plus, dall’altra più funzioni e controllo da tablet sui mixer digitali, ma con effetti, eq e preamp che non di rado possono peggiorare la qualità finale con l’obbligo di conoscere decine di funzioni. L’immediatezza dei controlli di un mixer analogico, e in particolare di Signature Plus, supera di gran lunga un tablet.
Ci sono pro e contro per aprire discussioni infinite, ma se volete emozionare il pubblico con un muro di suono, il nostro suggerimento è di provare questi mixer prima di concludere a priori che non c’è più spazio per i mixer analogici nel live o in home studio. Per i più giovani, abituati al digitale, potrebbe essere un’esperienza indimenticabile ed educativa allo stesso tempo. Per noi è una conferma che l’analogico, quando è ben progettato, è ancora imbattibile quando confrontato con mixer digitali nella stessa fascia di prezzo. Poi la comodità e lo spazio sono altri elementi di cui tener conto, per cui la chiave di lettura di Signature Pro è tutta nella qualità dei colori analogici che fornisce.










