Matrix 12 è stato il più ambizioso e potente sintetizzatore di Oberheim mai prodotto, con i suoi 15 modelli di filtro analogico e una matrice di modulazione che per decine di anni è stata il culmine tra i synth polifonici.

GForce, software house inglese, ha già in catalogo una serie di repliche di diversi sintetizzatori vintage, tra cui la maggior parte dei synth Oberheim (OB-1, OB-X, SEM, TVS). Per la realizzazione di Matrix 12, GForce si è affidata alla consulenza di Marcus Ryle, co-designer di Xpander e Matrix 12. Non poco, considerate le scelte progettuali originali che hanno una base molto solida riguardo l’interfaccia utente e le potenzialità.
Oberheim Matrix 12, uscito nel 1985 in piena epopea FM, è arrivato troppo tardi per risollevare le sorti di Oberheim e con un prezzo fuori mercato (circa 6.400 dollari, che a ben vedere era un ottimo prezzo rispetto ad altri polifonici del passato) rispetto al succeso di Yamaha DX7 che aveva ridefinito i canoni del sintetizzatore con l'avvio del digitale.
Mentre tutti correvano a comprare i futuristici synth digitali, Matrix 12 rimase in catalogo ufficialmente per molto tempo (fino al 1990) e, verso la fine della suo ciclo di vita, venne anche costruito in Giappone (ne esistono due modelli). In realtà, la produzione si limitò a soli quattro anni.
Fatto sta che solo chi conosceva profondamente i sintetizzatori analogici, sapeva che Matrix 12 era il pinnacolo dei sintetizzatori analogici, per due ragioni che rimasero, e sono ancora oggi, una eccezione: 15 modelli di filtro analogico differenti e una matrice di modulazione potentissima con 27 sorgenti di modulazione, tra cui cinque generatori di inviluppi, rampe, lag e tracking, e 47 destinazioni, pronto per la sintesi in modulazione di frequenza, completamente analogica, a due operatori, più tutto il classico corredo standard per un synth analogico polifonico.
Per decenni, Matrix 12 è stato il massimo a cui si poteva ambire in fatto di programmazione polifonica grazie al pannello di controllo e alla sua logica di funzionamento. Creare un collegamento di modulazione tra sorgente e destinazione richiedeva un solo pulsante!

Vangelis, The Orb, Depeche Mode, Toto, Herbie Hancock, Prince e Technotronic sono solo alcuni dei nomi che hanno utilizzato il suono di Matrix 12, che si è ritagliato il ruolo di eccellenza nei pad, sweep, bassi, texture e drone.
Per chi scrive, il Matrix 12 è sempre stato il synth su cui sperimentare, in analogico, l’FM e le modulazioni più disparate. Oggi è quasi impossibile da acquistare a prezzi umani e, per quanto riguarda la manutenzione, rimane uno dei synth più affidabili di sempre, anche se alcuni chip CEM cominciano a scarseggiare.
Nel 2019 una prima versione software è stata realizzata da Arturia con Matrix 12 V, ma basta uno sguardo all'interfaccia di Matrix 12 di GForce per capire che la collaborazione con Marcus Ryle ha portato a un synth più facile da programmare, che racchiude tutte le capacità di Matrix 12, con una facilità d'uso incredibile.
GForce Oberheim Matrix 12
La virtualizzazione di Matrix 12, e quindi anche di Xpander, porta con sé 570 patch, comprese le 190 originali dei due synth, e le nuove sorgenti di modulazione (MIDI Mod) Velocity, Release Velocity, Pressure e MPE con curve indipendenti per patch, a cui si aggiungono quattro Macro programmabili.

Di fronte alla garanzia di perdersi quando si programma la matrice di modulazione come sull’hardware, GForce ha implementato diverse modalità di visualizzazione dei collegamenti, che vanno da uno schema aggiornato delle connessioni (Flow), man mano che si aggiungono, alla tabella delle sorgenti e delle destinazioni (Mod Matrix), con possibilità di aprire tendine per analizzare anche i valori o attivare filtri e modificare anche in tabella.

Visualizer è dedicato alla funzione di oscilloscopio per la singola voce, e ogni voce ha una serie di riquadri che, in tempo reale, mostrano le onde degli oscillatori, degli LFO, le curve degli inviluppi e dei tre Track. Realizzato in questo modo, si mantiene sotto controllo tutto il flusso delle modulazioni.

Tra le nuove funzioni inserite ci sono sei micro arpeggiatori, una per ogni zona di tastiera, rampe sincronizzabili al tempo con curve esponenziali e lineari, lo smoothing di ogni forma d’onda degli LFO, un tracker a step che trasforma ogni LFO in un semplice step sequencer a quattro passi, l’inserimento del delay stereo e del riverbero, con mandate indipendenti in modalità Multi.
Matrix 12 può essere usato in modalità Single, cioè un’unica patch con 12 voci allocate in polifonia o unisono, con spread e detune.
In Multi, con una finestra dedicata, è possibile definire sei zone di tastiera con patch indipendenti, che possono anche sovrapporsi, ognuna con la propria allocazione di voci, canale MIDI, trasposizione, detune, pan, micro arpeggiatroe, livello ed effetti. E’ possibile attivare un Relative Edit per muovere una intera zona alla volta. Nulla vieta di usare più patch per una sola zona, fino a che sono disponibili le voci.

Nei controlli Master, troviamo il Detune, lo Spread delle voci, il Volume e il metering in uscita.
Il browser delle patch è intuitivo e si sviluppa su Collection, Category, Types e Timbre, da cui viene generata l’ultima colonna Patch secondo i filtri precedenti. E’ possibile ascoltare il suono in preview con Audition, scegliendo anche la nota.

La catena di sintesi di Matrix 12
Tutto quanto era previsto su Matrix 12 è presente anche nella versione virtualizzata. Ognuna delle 12 voci ha due VCO indipendenti con triangolare, pulse e dente di sega, attivabili anche contemporaneamente, con il secondo VCO che ha anche un generatore di rumore e hard sync con il primo. Sempre il secondo VCO può essere il modulatore del primo VCO con il controllo FM, e può contemporaneamente modulare in frequenza audio anche il cutoff del VCF.

Sotto i due VCO sono presenti i tre generatori Track a cinque punti programmabil con relativo sorgente di Input, che possono essere trasformati in step. Il generatore Lag è subito sotto, con le tre modalità di curva, il rate, sincronizzabile al Tempo e la modalità Retrig.

I quindici modelli di filtro, realizzato in originale su un filtro CEM sfruttandone tutte le possibilità di programmazione digitale per il controllo analogico, comprendono passa basso, passa alto, passa banda notch, fase da uno a quattro poli, seguiti da due VCA in serie.
Alzando il livello del secondo VCA, Matrix 12 diventa il synth perfetto per sonorità drone, perché può essere lasciato libero dal controllo degli inviluppi.

Al filtro possono essere abbinati immediatamente il key tracking, il generatore Lag, il Bender e il Vibrato.
Matrix 12 ha sempre lasciato al palo gli altri synth analogici e digitali dell’epoca, quando si parla di modulazione. Ogni voce può contare su cinque inviluppi, cinque LFO, quattro rampe, un processore lag, tre generatori Tracking a cui si sono aggiunte le sorgenti di cui abbiamo già scritto, per integrare la versione software con i keyboard controller moderni. Ogni sorgente può essere indirizzata a ogni destinazione, senza limiti.

GForce ha modellato i VCO, i filtri e gli inviluppi (forse il punto dolente dell’hardware, che non è mai stato troppo snappy, ma c’è un trucco di modulazione per modificare la curva di attacco). I cinque inviluppi hanno un tempo di delay, seguito dai classici segmentei ADSR e un Amp finale. L’inviluppo può essere lasciato girare liberamente e sono presenti le funzioni di Multi, Reset e Gated quando si sceglie una sorgente di modulazione.
I cinque LFO dispongono di Rate sincronizzabile al tempo, fase, scelta della forma d’onda, S&H in ingresso scegliendo la sorgente di modulazione, Smooth e di nuovo Amp.
Infine troviamo le quattro Ramp, anche qui con Rate sincronizzabile al tempo, curva e modalità Gated con scelta della sorgente di modulazione.

Ogni sorgente può essere collegata a una destinazione, che può essere anche la sorgente stessa, con ben sei slot per modulazione bipolare per parametro, ognuno con possibilità di quantizzazione e corona di led verde attorno all’encoder virtuale, per intuire il valore.
I sei encoder collegati hanno un display dedicato: in alto è riportato il parametro, sotto invece ci sono le sigle delle sei sorgenti di modulazioni abbinabili a piacere.

In prova
Matrix 12 è da sempre stato il nostro synth polifonico preferito per produrre pad e suoni elettronici continuamente in movimento. La matrice di modulazione, l’FM tra i due oscillatori, il suono analogico morbido dei filtri e l’idea di avere un synth a tastiera che però funziona come un modulare, sono tutti elementi che contraddistinguono Matrix 12 dalla concorrenza.
A differenza di Prophet 5, Jupiter 8, Oberheim OB o Memorymoog, Matrix 12 affidava tutta la generazione delle sorgenti di modulazione a una delle due CPU della scheda digitale, con segnali poi convertiti in analogico e multiplexati per le voci. Considerando che eravamo nel 1985, si può facilmente comprendere l’impresa eccezionale nella progettazione di Matrix 12. Rivederlo in software così ben realizzato è stata una graditissima sorpresa, soprattutto per la gestione della matrice di modulazione così complessa, che non è un gioco da ragazzi, tanto che Matrix 12 pesa abbastanza sulla CPU.
Della virtualizzazione abbiamo apprezzato soprattutto il suono che ricorda in tutto e per tutto l’hardware.
L’FM tra i due VCO suona analogica come sull’originale, senza alcuna asprezza digitale, i filtri sono quelli che conosciamo su Matrix 12, quando non si usa la risonanza. A livelli alti di risonanza, la versione hardware ha un timbro leggermente diverso e più vivido rispetto alla virtualizzazione, ma se non avete mai messo le mani su un Matrix 12 non ve ne accorgerete.
La virtualizzazione diventa fantastica non appena si entra nella programmazione della matrice di modulazione, perché tutto quanto viene tracciato e non si perde di vista alcunchè, oltre al fatto che un menu a tendina delle sorgenti è molto più comoda per i collegamenti.
L’hardware era veloce da programmare, ma il software vince senza alcuna remora.

Anche la visualizzazione delle zone, in Multi, con i relativi parametri porta a una programmazione rapidissima, rispetto all’hardware. La scelta di dotare le sei zone di microarpeggiatori è ottima, perché le Multi possono suonare molto meglio.
I preset, che mettono in luce le capacità di Matrix 12 per pad e texture, sono un po’ troppo affogati nel riverbero, ma il nostro orecchio è abituato all’hardware senza effetti.
Rispetto al plugin di Arturia, Matrix 12 suona molto più da... Matrix 12, sia come tessuto timbrico che come andamento delle modulazioni. L'emulazione è ben riuscita e cattura i colori di Oberheim in modo convincente.

Oltre all’emulazione del suono, GForce Matrix 12 mette in mano al sound designer uno strumento potentissimo quando si parla di modulazioni, che sono il vero valore aggiunto di Matrix 12 rispetto a qualsiasi altro synth polifonico.
Lascia molto spazio alla fantasia, alla personalizzazione del timbro in pochi minuti e alla ricerca sonora con filtri che non si incontrano quasi mai anche in software. La facilità di programmazione è il punto più forte di Matrix 12, dopo il timbro tipicamente Matrix 12, diverso da sempre da Matrix 100 o Matrix 6, e lontano dal gorgoglio e dall’aggressività di OBX e OBXa.
Per ora GForce ha virtualizzato l’hardware rimanendo aderente al progetto originale. Noi avremmo desiderato avere più opzioni sugli inviluppi, soprattutto sulla curva di attacco, che sono stati un po' il punto debole del progetto. Un chorus, oltre a delay e riverbero, avrebbe migliorato ancora di più il già ottimo suono finale. Anche le sorgenti di modulazioni potevano essere estese ai CC MIDI, soprattutto per chi ama programmare con controller fisici. Non aspettatevi, infine, quelle fluttuazioni di intonazione di un OBX o OBXa perché da sempre Matrix 12 è sempre stato perfettamente intonato e calibrato sui filtri e la risonanza. Era già un progetto molto più evoluto rispetto ai polifonici analogici con cui si confrontava. Così era, e così è anche per GForce Matrix 12.

Conclusioni
Passare da un vero Matrix 12 alla sua versione software è stato immediato e, dopo poco, la comodità di avere menu a tendina per la scelta della sorgente, la visualizzazione in tempo reale dei collegamenti della matrice di modulazione e i parametri subito a disposizione ci hanno fatto dimenticare il vero Matrix 12. Stiamo già cercando di capire come usare la versione software come editor per l’hardware! Le caratteristiche timbriche di Matrix 12 sono state ben emulate, ed è un altro punto molto forte per provarlo subito.
Considerando l’epoca sfortunata in cui è apparso Matrix 12 e la sua rarità (si parla di un migliaio di esemplari prodotti), GForce Matrix 12 porta in studio una serie di timbriche che non sono così diffuse come per altri synth analogici del passaato, con patch pronte per essere riproposte in chiave moderna. Un sound designer troverà in Matrix 12 una grandissima ispirazione. Il mito e la leggenda del più potente analogico degli anni ’80 sopravvive, si aggiorna e si diffonde come avrebbe meritato fin dalla nascita del progetto. Un virtuale di pregio e con una interfaccia grafica che migliora tantissimo la programmazione.
Pro
La migliore emulazione di sempre per Xpander e Matrix 12
Suono dei VCO, FM e VCF
Facile da programmare
Nuove funzioni per l’integrazione MIDI
Contro
Come virtualizzazione, nessuno










