L’azienda americana da sempre rappresenta una eccellenza nell’outboard analogico, ma solo da qualche tempo i suoi prodotti sono disponibili anche sul territorio italiano.
Avevamo già incontrato Phoenix Audio alcuni anni fa, un’azienda inglese nata nel 1996 dall’intuizione di Shaun Leveque, tecnico specializzato nella manutenzione di console Neve vintage, e David Rees, al quale si deve lo sviluppo del leggendario compressore/limiter Neve 2253/4. I due hanno unito la loro esperienza per creare una boutique per prodotti audio di alto livello, ma ancora abbordabili nel prezzo. Alla base del loro lavoro ci sono sempre circuiti in Classe A, questa volta realizzati con componenti moderni. Il buon successo di Phoenix Audio ha portato al trasferimento dell’azienda in California nel 2009 e da qui partono i loro prodotti, assemblati e saldati a mano.
Fin dai primi test negli anni ’90, avevamo classificato i prodotti di Phoenix Audio nella categoria dell’outboard musicale e vivo, non necessariamente trasparente, con quella qualità timbrica che si avvicina al suono Neve, ma differente per sostanza, e di grande qualità nei risultati. Il più recente Ascent Two EQ è una channel strip con due canali indipendenti di preamplificazione ed equalizzazione, in una sola unità rack, con ingresso DI. Fin qui nulla di nuovo, se non per il fatto che l’equalizzatore è realizzato con circuiti gyrator, nati per sostituire le valvole in un tempo molto lontano, che hanno un colore e comportamento unico. Sono pochissimi gli EQ gyrator: il più noto, ma anche costoso, è Vertigo Sound VSE 2. Un Gyrator EQ, nato all’epoca per sostituire gli induttori, può essere realizzato con opamp o con transistor con le frequenze individuate con componenti passivi (condensatori), per cui le frequenze sono preselezionate.
Ascent Two EQ è uno dei modelli della serie Ascent, che prevede anche la versione mono con o senza EQ. Two EQ è la versione più completa ed è costruito attorno a un preamp in Classe A bilanciato elettronicamente, un eq gyrator a frequenze fisse, e un trasformatore custom in uscita.
Già dalle caratteristiche tecniche si intuisce di essere in territori piuttosto inesplorati ma molto musicali e dettagliati: l’impedenza di ingresso microfonica è di ben 10 kOhm, per cui scoprirete un che SM 57, o un qualsiasi microfono dinamico, può suonare molto meglio del solito, il gain ha una escursione, a passi di 5 dB, di 40 dB con ulteriori 10 dB forniti dallo stadio di uscita e la risposta in frequenza del preamp va da 40 Hz (-0,4 dB) a 25 kHz (-0,3 dB). Mic Gain e O/P Level sono indipendenti tra loro e il Mic Gain non ha effetto sull’ingresso DI. Il livello zero di O/P Level è posto a ore 2, non a ore 12.00.
Se il preamplificatore ha una grande trasparenza, lo stadio di uscita è dedicato a colorare il timbro, con il suo trasformatore DB694 e una sezione di amplificazione realizzata con componenti discreti. Quest’ultimo stadio, chiamato DSOP-2, deriva dalla precedente esperienza dell’amplificatore TF1, impiegato in passato come upgrade per le console Neve.
Anche l’ingresso DI è una eccezione nel mondo dei preamp: ha una impedenza di ben 10 MOhm senza FET nel circuito. Bassi, chitarre e piani elettrici vintage avranno quindi una maggiore dinamica con un contenuto di alte frequenze più evidente, non essendoci carichi sui pickup.
Una nota sulla costruzione: l’alimentatore è lineare, con un bel trasformatore toroidale, e i componenti sono ancora tutti discreti. L’unico dubbio sono i tre elementi incapsulati, evidentemente per tenere il segreto dei circuiti, che essendo custom possono rappresentare un problema nella manutenzione nel tempo.
Il pannello di controllo
Ascent Two EQ ricorda molto le impostazioni di un preamp Neve classico: il gain, realizzato con un selettore a step da 5 dB, è indicato da -30 dB a -70 dB, a cui può essere applicato un pad da -15 dB, indispensabile per i segnali linea. Accanto al selettore, c’è un potenziometro continuo O/P Level che gestisce il livello d’uscita, che va da zero a +10 dB. Sopra di esso ci sono due led, che indicano il livello di uscita. Non c’è alcun mod di sapere se il circuito di preamp è in clip, perché i led riguardano solo il livello di uscita.
L’attivazione dell’ingresso DI, che non è automatico, è compito del pulsante DI e mette a disposizione 30 dB di gain. Da questa fila di pulsanti è possibile attivare il nuovo filtro HPF a 80 Hz a -6 dB/Oct, l’inversione di fase, l’alimentazione Phantom e il pad, e disconnettere la messa a terra in caso di loop (Earth Lift). I pulsanti sono dotati di led con colori differenti per ogni funzione. L’equalizzatore si inserisce con il pulsante EQL. Qui troviamo la differenza più significativa rispetto al precedente DRSQ-4 MK II, perché Ascent Two EQ aggiunte una posizione Sheen a 25 kHz sulle alte frequenze, che fa una bella differenza in fase di mix. DRSQ-4 MK II aveva il filtro HPF impostato a 120 Hz a 12 dB/Oct e un pad a -30 dB. A parte queste tre differenze, che sono sostanziali, DRSQ-4 MK II e Ascent Two EQ condividono gli stessi circuiti per preamp, DI ed eq.
Ogni banda delle quattro bande ha un range di +/- 16 dB. Il manuale non lo cita, ma l’analisi dimostra che le bande Low (130, 80 e 40 Hz) e High (Sheen, 15 e 10 kHz) sono filtri shelving, lasciando le due bande centrali (800, 400 e 200 Hz, 6, 3 1,6 kHz) come filtri bell.
Analisi
I risultati di Ascent Two EQ sono confermati fin da subito dall’analisi della distorsione armonica e dalle curve dei filtri. Lo stadio di uscita aggiunge di default la seconda armonica, con un livello di circa -48 dB rispetto al segnale, un valore che è mediamente alto e in grado di caratterizzare il timbro quando si distribuisce su più canali in mix.
Il trasformatore dovrebbe essere il responsabile dell’incremento di distorsione armonica quando si scende sotto i 70 Hz. A 40 Hz, frequenza critica per cassa e basso, compaiono la seconda, la terza, la quarta e la quinta armonica, un comportamento costantemente ricercato nei trasformatori più musicali. Anche l’equalizzatore introduce distorsione armonica, sommandosi a quella dello stadio di uscita, ma con un livello più basso rispetto allo stadio di uscita. Si comprende pienamente il messaggio di Phoenix Audio che associa al suono valvolare migliore i risultati di Ascent Two EQ.
I filtri bell hanno un fattore Q abbastanza basso, ma non proporzionale al gain, mentre i shelving sono particolari. A 10 Khz, a +16 dB, il filtro lavora partendo da 2 kHz e più si sale e più scende il punto: 15 kHz influisce già a 650 Hz, Sheen (25 kHz) modifica la curva già a partire da 500 Hz. In altre parole la differenza tra i tre è legato alla pendenza che è più alta per i valori più bassi.
Un particolare importante da ricordare è l'interazione tra il shelf per le alte frequenze e il trasformatore. Quando non si usa il pad, è facile provocare una probabile saturazione del trasformatore che conduce a un appiattimento della curva shelf, con un comportamento differente. Applicando il pad, che corrisponde a circa 4 step in meno di OP Level, la curva torna a essere una pura shelf. In termini di suono cambia tutto. Un’altra caratteristica dell’equalizzatore è la sua risposta in fase: a 3 kHz se si lavora sull'eq sia in boost che in cut non ci sono grandi alterazioni di fase, ma se si inserisce l'high shelf, la differenza di fase può diventare importante per boost/cut elevati. La fase si modifica maggiormente con Sheen e meno a 10 kHz. Anche solo l'inserimento dell'eq, senza alcuna modifica del gain, comporta un minimo cambiamento di fase.
Il preamplificatore da solo introduce una differenza di fase a 40 Hz con una correlazione di circa +0,5. Scendendo sotto i 40 Hz, senza eq, si arriva a una correlazione di -0,2 a 20 Hz. Sopra i 3 kHz comincia a esserci un lievissimo scostamento di fase che tende ad amplificarsi salendo verso i 20 kHz, indipendentemente dall'eq, segno dell'intervento probabile del trasformatore.
Il dato è da tenere in conto se si intende utilizzare Ascent Two EQ in parallelo in mastering: nelle mani giuste potrebbe ampliare la tridimensionalità come anche ridurla. Meglio usarlo non in parallelo per maggiore sicurezza. I due canali sono perfettamente in fase tra loro, per cui non ci sono problemi a usare Ascent Two EQ come eq in fase di mix o mastering.
In prova
Ascent Two EQ richiama lo stesso layout del precedente DRSQ-4 MK II, nel bene e nel male anche per l’ergonomia, che è il punto debole di entrambi i progetti: le serigrafia sono talmente vicine alla parte inferiore dei pulsanti che risultano completamente illeggibili se il rack è posizionato anche solo 20 cm sotto gli occhi. Abbiamo dovuto piegarci per essere sicuri di non premere il pulsante dell'alimentazione Phantom. Sarebbe stato sufficiente mettere i nomi sopra i pulsanti o mettere un bel pulsante rosso almeno per la Phantom. E' un problema che non ci aspettavamo da un produttore così esperto. I led sono luminosi, anche troppo, e a volte diventa ancora più difficile leggere cosa c'è scritto sotto il pulsante. E' vero che hanno colori diversi, che identificano la funzione, ma anche qui si poteva essere un po' più prudenti. Altro particolare che non ci è piaciuto sono i piccoli potenziometri a scatto dedicati all'equalizzatore e al livello di uscita: ottimo che siano a scatti, così da poter avere le stesse impostazioni sui canali, ma non è chiaro a colpo d'occhio quale sia l'indicatore della posizione: un puntino bianco sul lato giusto avrebbe facilitato la lettura istantanea.
Se state pensando che Ascent Two EQ sia un prodotto difficile da usare, scordatevelo. Ci vuole solo un po’ più di perizia (o un pennarello bianco per segnare il lato giusto dei potenziometri), per capire cosa si sta facendo.
Detto questo, Acent Two EQ è uno dei migliori preamplificatori di sempre che abbiamo mai ascoltato, confermando l’eccellenza di Phoenix Audio. Il trasformatore in uscita, con il comportamento che ci si aspetta sotto gli 80 Hz, quindi con una maggiore saturazione del suono nella regione della casa e del basso, cambia tutta la ripresa: più forza, più corpo, più impatto sulle frequenze sotto i 100 Hz, grazie alla presenza di più armoniche. Usando la DI, anche qui una delle migliori che si possa desiderare, i bassi sono più pieni e la dinamica è rispettata, con una lucentezza del timbro molto naturale. Pur essendo un trasformatore che aggiungerà la seconda armonica, l'intero circuito di preamplificazione rimane dettagliato, colorato quel minimo da rendere il suono realmente musicale e non sterile. Ci si può passare dentro anche un bus stereo per ritrovare il carattere analogico delle migliori console degli anni '70, compresa Neve, ma senza avere quella punta sulle medio alte tipico di Neve. Ascent Two EQ è più equilibrato e prevedibile. Il circuito di preamplificazione è però sensibile alla distorsione: il pad, che stranamente nella nostra unità ha sempre avuto il led acceso indipendentemente dall'ingaggio, sarà il miglior amico di sempre e da sfruttare sempre assieme all'equalizzatore. Purtroppo, non c'è alcun led che indica che lo stadio di ingresso sia in distorsione, perché i led sono riferiti solo all'uscita dal trasformatore e non dall'ingresso. Potrebbe accadere, per esempio, di avere il led 0 che non si accende mai, ma lo stadio è già in distorsione. Occorre quindi ascoltare bene cosa si sta registrando, per non aver pessime sorprese dopo la registrazione. Nel caso degli ingressi line, l'uso del pad è obbligatorio perché anche nella posizione minima si entra in distorsione. Il metering è un altro punto debole di Ascent Two EQ, con rischi importanti in registrazione. La distorsione del solo stadio di preamplificazione, essendo trasparente, non è poi così piacevole, almeno alle nostre orecchie. E' nello stadio di uscita che occorre cercare la saturazione musicale: meglio star bassi con il gain del preamp e aumentare il livello di Output, per aggiungere a piacere armoniche. Dato che l'uscita arriva fino a +26 dBu, occorrerà stare attenti alla destinazione del segnale. Usare Ascent Two EQ con convertitori che non arrivano a +24 dBu in ingresso è un po' come perdersi quel 5% di timbro che fa la differenza. Si comprende, quindi, perché Phoenix Audio abbia voluto mettere i led di metering alla fine della catena: tutela chi ha convertitori che si fermano a + 18 dBu, o anche meno, in ingresso.
Una volta capito dove sono i punti deboli, Aascent Two EQ diventa un preamplificatore di grandissimo livello: anche solo il passaggio negli stadi di ingresso, senza alcuna equalizzazione, aumenta la tridimensionalità, la profondità e il corpo del suono con quella magia che può fare solo l'analogico migliore. Si entra in un universo meraviglioso quando si attiva l'equalizzatore. Il tipo di circuito completamente diverso dal già sentito, e molto raro da trovare a questo prezzo, vale da solo il costo dell'intero preamp. Aggiunge e togliere frequenze, anche con i valori al massimo, non conduce mai a risultati artificiali. Sembra non esserci alcun eq, anche quando si esagera, perché il timbro rimane fluido, musicale e dinamico. La curiosità massima è per il filtro Sheen: trovato il punto corretto di preamplifcazione per non mandare in saturazione il circuito, portiamo al massimo il filtro Sheen: magia pura... i piatti sono musicali, limpidi, scintillanti e mai metallici. Ovviamente il lavoro del filtro Sheen, se così pronunciato, sbilancia le altre frequenze, ma sembra quasi un exciter senza esserlo. La differenza con i 15 kHz è evidente, così pure scendendo a 10 kHz. In pratica lo si lascia sempre attivo e anche solo con tre step tutto cambia in meglio, anche gli ambienti e la profondità. Scendiamo di banda per scoprire che anche su 3 kHz, di solito una frequenza su cui è meglio non incidere troppo, Ascent Two EQ si comporta benissimo, senza rendere duro e sgradevole il suono. E' quasi come portare avanti, o indietro, gli strumenti o la parte di un suono, ma sempre senza modificare la profondità del suono. È un eq che non sembra intervenire, anche per regimi alti, sulla fase. Per esempio, incrementando Sheen e riducendo un po' i 3 kHz, riequilibriamo con i 400 Hz aumentandoli: di solito quando si lavora sui 400 Hz si rischia di rendere confusi gli strumenti, e invece Ascent Two EQ fornisce quel calore e quel corpo tipicamente analogico e vintage, sempre molto musicale. Un colpetto a 80 Hz e tutto viene riequilibrato, ma con colori completamente differenti dall'originale. Se fino a oggi abbiamo riconosciuto all'equalizzatore un ruolo soprattutto di modifica e controllo delle risonanze, l'eq di Ascent Two EQ sembra un processore analogico per cercare il carattere che si vuole dare al timbro: più vintage con corpo, più cristallino ma mai sterile, o un insieme di entrambi, che diventa un marchio di fabbrica di Ascent Two EQ. Stupendo e incredibilmente naturale. L’unico altro eq così musicale che abbiamo mai provato si chiama Chandler Curve Bender, che non è nella stessa fascia di prezzo di Ascent Two EQ.
L'analisi delle armoniche indica che l'eq non è del tutto trasparente: più si incrementa il valore del gain, più aumentano le armoniche, con una proporzione tra gain e preponderanza di seconde armoniche. Non è un eq trasparente e aggiunge del suo al suono, spiegando perché è possibile cambiare abito al timbro a piacere. Ovviamente non è un eq chirurgico ma non è neanche il suo compito. Noi lo abbiamo inserito come eq sia per il mix si singole tracce che per i vari bus, compreso quello stereo.
Conclusioni
Le aspettative per Ascent Two EQ erano alte, considerata la tradizione di Phoenix Audio per l’eccellenza. Considerando la qualità del preamp, dell’ingresso DI e dell’eq, unico nel suo genere, Ascent Two EQ è una channel strip da considerare immediatamente per chi è a caccia di un suono personale, musicale, esteticamente bello e non replicabile in plugin. Phoenix Audio dimostra che l’analogico, quando progettato con le orecchie per suonare bene, è ancora molto superiore a qualsiasi emulazione digitale. Se lo provate, capirete! Difficilissimo farne a meno dopo averci messo sopra le mani!
Pro
Preamplificazione musicale
Distorsione armonica classica
EQ Gyrator
Headroom
Contro
Ergonomia da migliorare
Metering solo in uscita
Info: Milk Audio Store
Prezzo: 2.348 € inc IVA















