La quinta edizione del più classico tra i manuali per il mixing arriva in edizione italiana tradotto da Pierluigi Bontempi.
Bobby Owsinski è un nome molto noto a chiunque, in questi trent’anni, si sia dedicato al mixing e alla produzione musicale. Probabilmente è il più prolifico tra gli autori americani di testi tecnici, ben oltre i venti, e si incontra facilmente online, anche grazie ai suoi corsi. Altrettanto famigerati sono i suoi blog sulla produzione musicale e l’industria musicale.
La quinta edizione di questo testo che ha testimoniato, negli anni, l’evoluzione stessa delle tecniche di mix, legate anche al modo di ascoltare e produrre musica, è un monumento a molti argomenti pratici di mix, talvolta anche filosofici. Il modo di esporre i concetti è veloce e pratico, sul modello “fai così e arrivi al risultato”, con un po’ di spiegazioni.
Diviso in due parti, nella prima (circa 400 pagine) si parla esclusivamente di mix, a partire dall’evoluzione del mixaggio e gli stili di New York, Los Angeles, Londra e Nashville. Poche righe ma con concetti ben chiari, per iniziare a pensare a cosa si deve tendere nel lavoro di mix. Al monitoraggio è dedicato il secondo capitolo, partendo da cenni di acustica per arrivare alla scelta dei monitor, al posizionamento e al settaggio. C’è anche il paragrafo per l’uso delle cuffie, la calibrazione degli speaker e le tecniche di ascolto, compreso il mono. La preparazione del mix include procedure preliminari, il timing, i fade, il comping, l’intonazione, i marker e i sottogruppi. Quattro pagine sono dedicate all’ascolto personale e ai consigli per il lavoro.
Siamo al quarto capitolo, le meccaniche di mixaggio, e si parte dalla spiegazione dei meter, il gain staging, l’headroom e l’approccio generale, indagando su altezza profondità e larghezza, nonché la visualizzazione del mix. Durante le spiegazioni, Owsinski inserisce anche schematizzazioni semplici, come per esempio i sette segnali che il mix è amatoriale.
Con il quinto capitolo si entra nel mixaggio vero e proprio, con l’analisi dell’arrangiamento di alcuni brani famosi, specificando poi come costruire il mix. Qui incontriamo di nuovo una caratteristica che è sempre stata presente nelle precedenti edizioni. Non c’è mai un modo solo di fare le cose e l’autore lascia la parola ai sound engineer che ha intervistato nella seconda parte del testo. Sono questi interventi a determinare il valore aggiunto del manuale, perché mettono in luce aspetti che magari non si conoscono. Oltre a partire dalla batteria, è presente la spiegazione del metodo di mixare impostando i livelli delle tracce dirette al bus master. A questo fa seguito la tecnica di utilizzare il rumore rosa per la verifica del mix.
Il sesto capitolo è tutto dedicato al panorama stereo, con le relative strategie per i singoli strumenti. Non poteva mancare un capitolo dedicato all’audio immersivo, che oggi è più standardizzato rispetto alle edizioni precedenti del manuale, con suggerimenti per il mixaggio in Dolby Atmos e le conseguenze sull’uscita binaurale.
L’elemento dinamico è lasciato all’ottavo capitolo: compressori, limiter, gate e de-esser, con i parametri che ci si aspetta su qualsiasi plug-in e le differenze tra le tecnologie e, di conseguenza, tra i plugin. In quasi 40 pagine c’è tutto quello che serve sapere per usare con profitto la compressione, sia per il settaggio che per i singoli strumenti, senza dimenticare clipper e transient shaper. Sono tra le migliori pagine dell’intero manuale.
Al nono capitolo si parla di equalizzazione, comprendendo anche le novità più recenti con i meter di mascheramento e le bande di equalizzazione a settaggio automatico. I metodi di equalizzazione ci sono praticamente tutti quanti, da quelli più semplici ai più recenti, come l’uso della saturazione. Una tabella riporta le frequenze magiche dei singoli strumenti, con il significato in mix sul timbro. Sono inclusi paragrafi sulla relazione tra basso e batteria, con relativi approfondimenti.
Gli effetti occupano il decimo capitolo. Per i delay sono inclusi i calcoli per il tempo secondo il bpm e i settaggi tipici usati in mix per le voci, le chitarre e le tastiere. Il tempo del decadimento del riverbero è un altro tema trattato assieme ai parametri generali dei riverberi, sempre seguiti dai settaggi più comuni per voci, batteria, percussioni, chitarre, tastiere e archi. Molti di questi settaggi rispondono a curiosità su suoni particolari e come realizzarli. Phase shifter, flanging, chorus, tremolo e vibrato entrano nella sezione effetti di modulazione.
L’undicesimo capitolo affronta gli aspetti per ottenere grandi mix, non semplici buoni mix. Qui ha importanza la direzione della canzone, il groove e l’elemento più importante, seguiti da 15 consigli per identificare i difetti e come correggerli.
Il dodicesimo capitolo affronta le tecniche avanzate di mix, dedicandosi alla pulizia, alla rimozione di rumori parassiti, i fade, le distorsioni, il timging e la playlist finale. Troviamo anche un paragrafo per la correzione dell’intonazione, con il primo Eventide H910, e la sostituzione dei suoni. Le automazioni dinamiche e i template completano il capitolo.
L’ultimo capitolo è dedicato al master mix e alle fasi di mastering. Non poteva mancare un approfondimento sui livelli, l’ipercompressione, i LUFS e la realizzazione di mix alternativi secondo la finalità. Al mastering, per il quale esiste un libro dedicato di Owsinski presto in recensione su queste pagine, sono dedicate le ultime pagine, tra arte specializzata, mastering olnline e tentativi di fare il mastering per proprio conto e con quali strumenti.
La seconda parte del manuale è assegnata a ben 18 interviste:
I sound engineer intervistati hanno tutti qualcosa da raccontare, e bene, per dare un quadro di quanto sia diverso l’approccio al mix, o a volte simile, per ognuno di loro. Alcuni di questi nomi erano presenti anche nelle edizioni precedenti, ovviamente con domande differenti. Il valore di queste interviste è alto e, se si possiedono le edizioni precedenti, valgono come testimonianza di come sia cambiato l’approccio al mix e alle tecnologie negli ultimi 30 anni. Il valore storico è nascosto nelle edizioni del passato, ma giustamente il manuale vale per i nostri giorni ed è perfettamente in linea con il modo di lavorare e gli obiettivi di questi anni ’20.
L’aggiornamento della quinta edizione non stravolge l’impostazione di The Mixing Engineer degli anni passati, semplicemente introduce qualche concetto più recente e taglia ciò che è passato alla storia perché non più attuale.
Il testo è perfetto per chi si sta appassionando al mixaggio e vuole capirne di più, sapendo già i concetti chiavi sia del mix che delle tecnologie che si usano. Non è un testo teorico, bensì è molto pragmatico e pratico. Si trova quindi a un gradino più alto rispetto a chi spiega cosa sia una DAW, gli insert, i plugin e la teoria musicale e del suono. Queste sono tutte basi che si devono avere per poter apprezzare e usare il contenuto, fin dalle prime pagine.
Traduzione a cura del nostro Pierluigi Bontempi, sempre molto accurata e precisa nei termini.
La quinta edizione è un altro capitolo della saga di The Mixing Engineer: se già avete letto la quarta edizione, la quinta risulta un corso di aggiornamento sulle novità più recenti e, soprattutto, vi diletterà con interviste mai scontate o filosofiche. The Mixing Engineer è il manuale su cui costruire solidamente la propria esperienza, molto più ricco e preciso di decide di video di youtube. Leggere un manuale come questo significa risparmiare molto tempo alla ricerca di tutorial su Internet di cui non è chiara l’utilità e l’affidabilità.
Info: Volontè
Prezzo: 32,90 €
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