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Burl Audio B1 e B1D, love & thunder preamp - recensione

Rapporto qualità/prezzo8
Costruzione8
Suono9
Facilità d'uso9
Burl Audio presenta due preamp che differiscono per il trasformatore in uscita, dal suono molto americano!
8.5

Progettati e costruiti all'interno di uno studio di registrazione a Santa Cruz in California, i prodotti Burl si sono diffusi in tutto il mondo grazie anche a endorser di primo piano come Eddie Kramer e Greg Landau, conquistati dalla qualità e dalle caratteristiche sonore dei convertitori e dei preamplificatori. Per il formato API arrivano i preamp B1 e B1D, fratelli gemelli ma con una differenza di non poco conto.

Articolo d'archivio

Dietro a Burl Audio, presente sulla scena dal 2006, c'è l'esperienza e la capacità di Rich Williams, un ingegnere del suono, musicista e titolare dei Paradise Recording Studios, dall'attitudine decisamente rock. Caratteristica, quest'ultima, che il produttore californiano sembra voler profondere in ogni suo dispositivo outboard: apprezzatissime proprio per la loro colorazione sono stati le sue due prime creazioni, i convertitori AD e DA B2 Bomber. La stessa inclinazione si trova nelle ultime realizzazioni Burl, i preamplificatori per formato API 500 B1 e B1D.

I modelli in oggetto differiscono per il trasformatore in uscita che nel caso del B1 è in nickel, mentre nel modello B1D è in ferro. Una scelta, quest'ultima, che nelle intenzioni del costruttore è mirata a conferire al suono un tono ancor più aggressivo e rock. Il preamp si presenta nell'oramai arcinoto formato API: l'intera realizzazione appare solida e robusta. Il peso è considerevole, visti i massicci trasformatori custom made in ingresso (BX3) e in uscita (BX3 in nickel, BX4 in ferro). La componentistica è tutta discreta in Classe A, il circuito è privo di condensatori, adoperando la tecnologia ad accoppiamento diretto.

Il pannello frontale è in metallo verde scuro ed è piacevolmente sobrio; i controlli presenti, partendo dall'alto, sono un potenziometro a step per il livello del gain (70 dB totali), i selettori LO-Z (concepito per i microfoni ribbon e sorgenti a bassa impedenza), pad a -30 dB, Phantom 48V e inversione di polarità, un altro potenziometro per il livello in uscita (indipendente) e infine l'ingresso jack Hi-Z. Intervenendo sui parametri gain, pad e level si ha modo di variare il timbro, regolando il grado di saturazione e distorsione armonica. Un led a tre colori, verde, giallo e rosso, indica il livello di gain.

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Burl Audio B1

In prova

Burl B1 corrisponde perfettamente all'immaginario di un preamp solid state americano: suono possente, ricchissimo di armoniche e caldo. Abbiamo potuto usare entrambi i modelli B1 e B1D, che differiscono per il solo trasformatore in uscita. Le differenze sono sottili ma confermano i suggerimenti dati dal produttore: il trasformatore nickel è più delicato e indirizza B1 sul range delle medie frequenze e quindi più adatto per le voci, chitarre acustiche ed elettriche; il trasformatore in ferro è più profondo e punchy, sposta in avanti le medio basse e rende il pre B1D indicato per casse e bassi di ogni genere.

Agire sul gain e sullo switch del pad, regolando di conseguenza il livello in uscita, ci consente di ottenere una considerevole flessibilità e una differente colorazione, in modo intuitivo e naturale. Non parliamo di sola distorsione armonica: tenendo molto basso il gain si ottiene non solo una risposta più dettagliata e dinamica ma anche una enfatizzazione delle alte frequenze; a livelli alti di gain si viene invece a creare un roll off sulle alte e un incremento sulle basse frequenze con un'inferiore risposta dinamica.

I risultati sono sempre garantiti su qualunque fonte sonora e la vera ragion d'essere di questi preamp sono l'energia e la potenza che riescono a infondere, nell'ambito rock e pop in prima battuta ma senza disdegnare anche territori musicali più miti. Il suono è compatto, a volte sembra quasi compresso, ma il dettaglio su tutto lo spettro sonoro (a livelli bassi di gain) non manca mai e i transienti sono sempre rispettati.

B1 e B1D sono indicatissimi anche nel caso in cui si voglia far passare attraverso i suoi circuiti un suono già registrato per dargli quel tocco di analogicità e di calore in più. Anche in questo caso i risultati sono altamente soddisfacenti: una traccia di Rhodes prodotta da un virtual instrument, sterile e freddina, passata attraverso il B1 ha ricevuto una piacevolissima cura ricostituente, rendendosi più credibile e inserendosi a meraviglia nel mix.

Qualche confronto con colleghi di fama? Siamo molto vicini ai colori API, anche se Burl risulta ancor più caldo e più spinto sulle basse. Basti comunque dire che i modelli in prova sono rimasti saldamente ancorati al nostro rack di studio per diverso tempo, fianco a fianco con API 512 e non sono mai risultati una scelta secondaria, anzi sul basso elettrico e sulla cassa il modello B1D si è imposto nei nostri gusti come scelta primaria.

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Burl Audio B1D

Conclusioni

Con un carattere e un'attitudine perentoriamente rock e senza compromessi, B1 e B1D si distinguono tra la massa di preamplificatori per API. La versatilità e la qualità del suono sono da primi della classe ed entrambi i modelli possono tranquillamente essere messi sullo stesso piano dei vari Chandler, API, Neve quanto a qualità costruttiva e autorevolezza dei risultati. Ci sono strumenti musicali che sono totalmente gratificati da questi pre e non è un caso che nel mondo dei bassisti il modello B1D si stia già imponendo, per la registrazione in studio, come miglior opzione, scalzando addirittura un mito come il 512. Scegliere Burl indica la volontà di plasmare il suono con un ulteriore e potente timbro a propria disposizione.

PRO

Suono eccellente

Facilità di controllo

Costruzione

Prezzo

CONTRO

Non adatto a tutti i generi musicali