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Helios 69, Pre/EQ dagli Olympic Studios - Review

Rapporto Qualità/Prezzo8
Componenti8.4
Sound8.3
Interfaccia8
8.2

Nel 1995 Lenny Kravitz, noto ai produttori per essere un maniaco dell’analogico retrò, alla ricerca del sound degli Stones, dei Led Zeppelin e di Jimi Hendrix, affittò una console Helios e un registratore a nastro 3M per realizzare l’album Circus.

Il marchio Helios è indissolubilmente legato agli Olympic Studios e al suo progettista.

Dick Swettenham negli anni '60 lavora come ingegnere e nella manutenzione degli studi Abbey Road e negli anni ‘70 viene assunto agli studi Olympic, sempre come ingegnere elettronico, che gli danno fiducia per costruire una nuova console, la quale diventerà un must per molti artisti inglesi e americani, compreso Jimi Hendrix. Da sottolineare che gli Olympic erano gli studi più famosi del periodo. Quando Chris Balackwell chiese a Dick di costruire una console per lui, iniziò anche la leggenda Helios perché Dick si mise in proprio per costruire console e apparecchiature audio da vendere ai musicisti e agli studi. Sette console furono costruiti per gli studi Island e Mobile Studios. Diversi furono poi i musicisti che decisero di passare a Helios nei propri studi, a cominciare da Mike Oldfield ai Rolling Stones per finire ai Beatles. Il mito di Helios si eclissò in parte negli anni '80 e primi '90 (l'ultima console fu completata nel 1979), quando Tony Arnold iniziò a far incetta di tutte le console Helios che trovava ancora negli scantinati e a studiarle, scoprendo che esistevano almeno quattro versioni differenti per componenti, progetto e suono. Fu proprio Dick a contattare Tony per riparlare di Helios. Lo stesso Dick spinse Tony a diventare il riparatore ufficiale dei prodotti Helios. Il progetto dei cloni parte nel 1994 e fu condotto sperimentando su diversi prototipi, anche in base alla disponibilità dei componenti, come il trasformatore Lustraphone, fino a raggiungere la conclusione che il Type 69 era quello più interessante per sonorità. Alcuni problemi inerenti al modello originale, come l'oscillazione interna o l'uscita non a +4 dB, furono isolati e risolti mantenendo il suono originale. Nel 1997, quando il clone Type 69 cominciava a diffondersi all'interno delle vecchie console Helios, Dick Swettenham muore e Tony acquista il marchio Helios Electronic Ltd, continuando nei progetti comuni di riportare il suono di Helios negli studi. Siamo nel 2005 e finalmente il nuovo Type 69 è in vendita e prodotto regolarmente a mano con alcune innovazioni non presenti sul modello originale, come l'aggiunta delle frequenze di 30 Hz sui bassi e di 16 KHz sulle medie dell'equalizzatore, e un paio di interruttori per escludere l'eq. I trasformatori sono oggi dei Sowter costruiti secondo le specifiche originali dei Lustraphone.

L’hardware

Attualmente Helios non produce che i singoli moduli di preamplificatore ed equalizzatore da inserire in vecchie console o lasciare in mano ad altri progettisti per sviluppare l’alimentazione. Nel nostro caso, e ne siamo anche orgogliosi, il launchbox, o valigetta se preferite, è stata costruita dall’italiano Michele D’Anca, un vero amante dell’analogico vero. Il Launchbox verniciato di un nero lucidissimo, accoglie due moduli Helios_1 e aggiunge, su progetto D’Anca, un paio di ingressi Hi-Z, due VU-Meter retroilluminati e l’alimentazione Phantom. Vedremo direttamente con D’Anca cosa si nasconde all’interno.

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I due moduli riproducono esattamente, nel layout e nell’hardware, parte della channel strip della console. La sezione di preamplificazione è dotata di uno switch a tre posizioni per selezionare l’ingresso linea, quello microfonico, e il microfonico con pad a -20 dB grazie al centre-tap del trasformatore, è totalmente a circuiti discreti. L’equalizzatore a tre bande consente di intervenire sulle alte, con un filtro shelving fisso a 10 kHz a +/- 10 dB, sui medi con selettore a nove posizioni (0.7, 1, 1.4, 2, 2.8, 3.5, 4.5, 6 e 16 kHz) con gain continuo per valori negativi e positivi e switch per selezionare il bypass del circuito di equalizzazione (differente dal Cut e vedremo perché), e infine uno sui bassi con selettore per 400, 240, 120, 80, 30 Hz con gain continuo. Proseguendo la corsa del selettore del basso si passa al filtro HPF a 70 Hz con attenuazione di 3, 6, 9, 12 e 15 dB, una soluzione che consente di risparmiare spazio. Gli ultimi tre switch permettono di attivare l’inversione di fase, un filtro HPF a 80 o 40 Hz ed escludere l’equalizzatore.

Fig 3

Tutti gli switch rotativi sono degli Elma, mentre gli switch sono dei CK. La particolarità del trasformatore Sowter dedicato all’ingresso microfonico è la gestione del pad a -20 dB.

Fig 4

L’alimentazione è a 30 Volt DC, filtrato in entrata e in uscita. L’ingresso Hi-Z è un amplificatore discreto in Classe A, con un gain di 20 dB prima di entrare nell’ingresso linea del modulo Helios realizzato con soli due transistor, per permettere di collegare anche sorgenti di livello minimo come pick up passivi.

Fig 5

Fig 6

Non è chiaro se il successo di Helios negli anni ’60 e ’70 sia stato determinato dalla fama degli Olympic Studios o dal suono che avevano. È certo che molti musicisti attrezzarono il loro studio con console Helios dopo essere passati dagli Olympic, ben più famosi all’epoca degli Abbey Road. Si è trattato dunque di un successo dovuto al suono o a un fattore di “moda”?

Fig 7

In uso

Quale che sia la domanda, la curiosità di provare queste repliche è stata fortissima e non abbiamo perso tempo. Inseriti in studio per una sessione di rock/pop, gli Helios hanno da subito dimostrato di avere una sonorità molto personale e colorata, con tutte le caratteristiche di un circuito discreto in Classe A, dove il suono appare più presente, naturalmente dinamico e omogeneo su tutto lo spettro delle frequenze, e con la risposta che ci si attende da un eq passivo, dove le modifiche appaiano più liberamente ariose e meno aggressive di modelli attivi. Ottimi su chitarre distorte, su voci nasali maschili, sul rullante e sui legni in genere, hanno mostrato qualche idiosincrasia con il basso, soprattutto quando non è acustico, con il pianoforte e con gli ottoni, dove qualche volta il suono appare piuttosto in contrasto e può non combaciare perfettamente con lo spettro dello strumento. Se di un colore timbrico dobbiamo parlare, diremmo che gli Helios tirano fuori il carattere del legno, con una presenza sui medi aggressiva. Forse più che per singoli strumenti vanno bene per generi musicali. Per esempio non li impiegheremmo sulla classica, dove preferiamo avere sotto controllo il suono e non colorarlo, mentre si sposano bene con tutto ciò che acidulo, progessive, rock tirato per il collo e distorto. Fatevi un giro sulla lista di chi ha registrato con Helios e avrete subito una certa idea del suono. La loro colorazione deve quindi essere attentamente valutata. Non è il primo pre/eq che consiglierei a chi comincia, in questo senso Helios è un prodotto professionale che sarà scelto da chi ha già in casa una serie di pre che ritiene quasi universali, lasciando a Helios il compito di aggiungere nuovi colori tra quelli abituali. Certamente suona diverso da tutto quello che c’è in giro e trovando lo strumento e il genere musicale adatto è sicuramente un pre irrinunciabile, ma di nicchia. Al momento non ci ricordiamo altri pre che possano essere paragonati agli Helios come timbrica. Una certa attenzione va posta nell’uso del pre ad alti valori di guadagno che tende a modificare ulteriormente il suono, quasi ci fosse una distorsione armonica dispari, non percepibile come distorsione audio ma come caratteristica timbrica. Bello l’equalizzatore, particolare nel suono ma sempre molto naturale nella sua azione. È facile entrare invece nel campo della distorsione audio quando i valori di gain sono troppo alti. Per evitarlo è necessario mantenere di qualche dB inferiore il gain, rispetto a quello che si potrebbe usare su un altro pre più moderno.

Conclusioni

La rinascita di Helios non può che far piacere a tutto il mondo dell’audio pro che ritrova finalmente una sonorità andata perduta nel tempo. Meno universale di altri pre, può essere la soluzione definitiva per chi cerca parte dei colori fine anni ’60 inizio ’70, definiti da musicisti famosissimi e da generi musicali specifici. Non è un acquisto a scatola chiusa, qui più che mai urge una prova prima di scoprire che potrebbe essere una vera piacevole sorpresa per chi ama il rock o il punk. Dubitiamo che possa far impazzire il mondo della registrazione di musica classica o di jazz, ma non si sa mai. Non ci sono regole fisse sul suono, può darsi che qualche produttore o fonico intraprendente decida di usare gli Helios per portare quella ventata di novità in studi con un suono quasi religioso. Intanto ci complimentiamo con Arnold per aver riportato di nuovo in auge il nome di Helios.

 

Intervista a Tony Arnold

Con Tony ho avuto un piacevole scambio di opinioni circa la costruzione e le scelte progettuali adottate nel clone Type 69. La prima domanda riguarda i componenti speciali e gli switch negli eq.

TA: Gli Helios Type 69 sono tutti costruiti a mano con specifiche militari con componenti fatti a mano soprattutto per la sezione di equalizzazione, come i condensatori e gli induttori (Figura 8 e 9). Anche i potenziometri Sfernice sono costruiti a mano e richiedono una media di circa 16 settimane per averli a disposizione. Il potenziometro Bass ha uno switch alla fine della sua corsa per escludere completamente l'equalizzatore e rendere la risposta completamente flat, a dispetto dell'originale, il quale aveva il difetto che anche quando l'eq era bypassato produceva comunque un incremento nelle basse frequenze secondo la velocità del transiente. Per salvaguardare la caratteristica originale ma anche per accontentare i nuovi utilizzatori, ho preferito inserire questo switch per decidere se mantenere la risposta originale o flat. In questo modo, combinando lo switch EQ On/Off è possibile avere due suoni differenti.

LP: Quali sono le caratteristiche principali dei circuiti?

TA: Il circuito è completamente discreto e l'EQ è totalmente passivo. L'alimentazione è di 32 Volt e non è sdoppiata. Il rumore, senza EQ inserito, è a -128 dB, l'impedenza dell'ingresso microfonico è a 1.2 kOhm mentre l'ingresso linea è posto a 10 kOhm.

LP: Qual è la pendenza del filtro shelving sulle alte?

TA: il filtro shelving a 10 kHz, come anche il Bass, è un 6dB/Oct

LP: E il filtro HPF a 80/40 Hz?

TA: È un 12 dB/Oct.

LP: Quali sono i valori Q dei due filtri sui bassi e sulle medie?

TA: A 700 Hz è di circa 3 ottave, che si riduce fino a due ottave di banda a 6 kHz. A 16 kHz siamo a 1/3 di ottava. Più si incrementa il guadagno o l'attenuazione più il Q aumenta, mantenendo però la stessa campana per valori positivi e negativi, per un totale di +/- 15 dB di gain. I circuiti usati per Bass e Mid sono dei network LC, mentre per High è un RC.

LP: Il pre non utilizza trasformatori in uscita, una scelta filologica. Avresti potuto inserirli ma non lo hai fatto, perché?

TA: Dick e io siamo sempre rimasti d'accordo che il suono naturale delle console Helios derivava dall'assenza del trasformatore in uscita e così è anche oggi. I condensatori usati sull'uscita audio sono dei Philiphs del tutto simili agli originali.

LP: All'interno di Helios ci sono un trasformatore e due induttori...

TA: Esatto. Il trasformatore è un Sowter e serve l'ingresso audio microfonico, mentre i due induttori sono fatti a mano e lavorano sull'equalizzazione passiva.

LP: A cosa serve il trim pot sul pannello di controllo?

TA: Viene utilizzato per modificare il range del livello di ingresso e migliorare la risposta.

LP: Qual è la risposta in frequenza?

TA: Da 20 Hz a 36 kHz. La distorsione armonica può arrivare fino al 12.5 % (-18 dB).

LP: Cosa ci puoi dire di più della distorsione armonica con un valore così alto?

TA: Considera che l'alimentazione di Helios prevede una sola linea di alimentazione, non è sdoppiata come accade per l'alimentazione di circuiti integrati. Questo permette di ottenere un'ottima qualità sonora ma aumenta anche la distorsione totale.

LP: Dove collocheresti il pre Helios in una ipotetica classifica?

TA: Sicuramente tra i primi tre, ma è un fatto anche di gusto. Solo Helios suona come Helios.

LP: Come vedi il futuro dei cloni Helios?

TA: Se il futuro è buono come lo è stato il passato non ho niente di cui lamentarmi! Siamo in corsa per vincere tra i pre.

LP: Sono previsti altri moduli in futuro?

TA: Al momento questo è l'unico in produzione, ma potrei aggiungerne altri più avanti.

 

 

Intervista a Michele D'Anca

Gli Helios non suonerebbero se non ci fosse il launchbox, realizzato da Michele D'Anca, a cui abbiamo posto alcune domande insidiose che coinvolgono anche il giudizio sugli Helios.

LP: Come hai realizzato e con quali caratteristiche la sezione di alimentazione del launchbox?

MD: Il circuito di alimentazione è Single Ended, (+30V DC) regolato. Trattandosi di un modulo in classe A è alimentato con solo una tensione positiva. La sezione 30V è regolata da un LM317 filtrato in uscita da un condensatore a bassa impedenza. A monte del circuito, prima di entrare nel trasformatore, è presente un filtro per apparecchiature mediche che garantisce più pulizia nell'intero network.

LP: Come hai realizzato l'ingresso ad alta impedenza?

MD: L'entrata ad alta impedenza è stata realizzata con due transistor NPN BC 547 in configurazione cascade e dimensionati per erogare circa 20 db.

LP: Quali tipi di trasformatore si potrebbero collegare in uscita?

MD: A mio parere in questo tipo di circuito è fondamentale il trasformatore di uscita, anche perché esso faceva parte di un intero sistema, non che non lo si possa usare anche così, però il ferro in uscita non può che migliorare le già gradevoli caratteristiche acustiche del modulo. In uscita qualsiasi trasformatore 1:1, 1: 2 potrà funzionare bene, tra i mie preferiti ci sono Lundahl 5402 e Cinemag CMOQ-2L, credo però che nelle console di allora fossero più orientati verso Sowter e Lundahl, invece che per i Reichenbach.

LP: Quali problemi ci sono stati nel realizzare il launchbox per i due Helios?

MD: I problemi riscontrati sono i soliti che si hanno quando decidi di costruire qualcosa, per esempio sincronizzare le aziende che costruiscono i vari pezzi. In questo caso sono state coinvolte tre aziende: quella che ha "piegato" la scatola di metallo, quella che ha inciso la grafica e la meccanica sui pannelli e quella che li ha anodizzati. Questo tipo di aziende non lavorano al "grammo" ma al quintale , alludo alla precisione, per cui i pannelli e la scatola sono state rifatte due volte perché la verniciatura non soddisfava le esigenze estetiche dell'oggetto idealizzato nel mio progetto.

LP: Come conoscitore profondo di preamplificatori, qual è la tua opinione sugli Helios?

MD: A dire il vero ho accettato questo lavoro proprio per saperne di più sugli Helios. Avrei desiderato una più stretta collaborazione tra me e Tony Arnold, ma non posso biasimarlo se non è stato possibile a causa degli impegni reciproci, in ogni caso quando li ho avuti in mano ho subito notato la genuinità del prodotto, e l'accortezza di alcune scelte anche se come spesso capita nel circuito sono evidenti alcune correzioni dell'ultimo minuto, il che è normale. Questo dettaglio non deve essere trattato come un fatto deprecabile, ma anzi garantisce attenzione e scrupolo da parte del produttore.

LP: Quale circuito usa per l'equalizzatore?

MD: Gli induttori sono presenti perché il circuito di EQ è un LCR (induttanza+capacità+resisistenza), nulla a che vedere con il parametrico, o meglio non così preciso, ma straordinariamente più musicale, un po' perché la fisica che ci stà dietro obbliga ad avere delle curve più larghe e quindi più morbide, dunque più musicali, un po' perché il suono passa dal ferro che lo restituisce più denso dal punto di vista armonico a causa della lieve saturazione che questo materiale apporta, in ogni caso nulla che le nostre orecchie possono sentire, oso affermare che il tutto lo si percepisce più a livello emotivo che acustico (risata).

 

Chi è Michele D’Anca

Michele D’Anca è stato il tastierista dei Casino Royale fin dal 1986. Nel 1994 fonda una società per la post produzione audio e video, occupandosi degli aspetti tecnici e nel 1999 costruisce il primo sistema broadcast per la sua azienda riqualificando un sistema Telefunken, marchio per il quale diventerà restauratore assieme a Neumann. Nel 1999 è anche direttore del doppiaggio per ESPN Sport Classic, scrive musica per radio, TV e cinema, collaborando con Rai, Medusa e Tele+. Nel 2004 lacia l’azienda per dedicarsi esclusivamente alla costruzione e progettazione di attrezzature audio professionali.

 

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