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Test: Apogee Ensemble Thunderbolt, ridisegnata per lasciare il segno

Rapporto qualità/prezzo8
Costruzione7.5
Suono8
Facilità d'uso9
8.1

Ensemble Thunderbolt non è solo un update del precedente modello, ma è stata ridisegnata per andare incontro a praticamente qualsiasi necessità, grazie anche all'elevato numero di I/O e alla superba conversione D/A, per non perdere nemmeno il più piccolo dettaglio.

Quando si parla di Apogee, la sua fama la precede e a buon motivo. Questa interfaccia non è solo una scheda audio, ma contiene in sé varie idee che personalmente aspettavo da tempo e che la rendono sufficiente per essere l'unico outboard necessario in molti casi in studi di medie e piccole dimensioni. Due uscite reamp, quattro ingressi di linea che possono funzionare anche come ingressi ad alta impedenza, due insert fisici sui primi due canali analogici che permettono di processare il segnale prima dell'ingresso al convertitore A/D sono solo alcune delle caratteristiche vincenti di questa macchina.

Apertura nsemble_Thunderbolt_New_3_Quarters

Hardware

I preamplificatori degli otto ingressi analogici posteriori sono degli OPA1612 (controllati digitalmente da un THAT 5171 ciascuno), con slew rate di 27 V/µs e una distorsione armonica praticamente pari a zero (0,000015%), il che permette di ottenere un suono molto naturale e poco colorato. I convertitori A/D sono i noti AK5388AEQ, in coppia per campionare quattro canali ciascuno. Questi convertitori hanno la possibilità di operare sia in modalità stereo (quattro canali) che mono (due canali) e, nel secondo caso, il range dinamico si amplia di 3 dB. Nel caso della Ensemble operano in modalità stereo, quindi il range dinamico possibile è al massimo di 120 dB. Gli ingressi Hi-Z frontali hanno un loro convertitore dedicato, un Cirrus Logic 5361 a modulazione sigma-delta multibit e a 114 dB di dinamica e, considerando che non devono elaborare segnali microfonici (ma volendo con l'aggiunta di una riduzione XLR/Jack possono fare anche quello), vanno più che bene. In merito a questo però il mio consiglio è di usare questi input per segnali microfonici solo se dovete e, se proprio dovete, fatelo con strumenti che non necessitino di una grande gamma dinamica.

Le punte di diamante di questa interfaccia sono i convertitori D/A di ultima generazione ES9016 SABRE a 32 bit e con ben 124 dB di dinamica, insensibili agli errori di jitter e con una distorsione armonica irrilevante. Questi convertitori sono precisi e puliti, facendomi cogliere alcuni dettagli che non avevo mai notato in alcuni brani che ascolto da molti anni. Altro punto a favore di Apogee Ensemble Thunderbolt è il relay automatico che sgancia il segnale dal preamplificatore quando l'ingresso è settato su Line: in questo modo il segnale arriva al convertitore senza essere minimamente intaccato da colorazioni non volute. L’FPGA è un Altera Cyclone V, che si occupa di tutto ciò che riguarda il mixer interno che, unito alla connessione Thunderbolt, permette di effettuare il processing del segnale a latenza praticamente pari a zero, in ogni situazione. Il sistema di soft clipping introduce un limiter FET prima del convertitore A/D impedendo ad eventuali transienti di produrre distorsione e permettendo quindi di registrare a un livello ottimale senza troppe preoccupazioni, aggiungendo anche un tocco di suono analogico alla performance. Infine, ciliegina sulla torta, Ensemble Thunderbolt è dotata di un microfono integrato per il talkback, cosa non da poco, perché vi risparmierà l'utilizzo di un canale.

Il pannello frontale di Ensemble Thunderbolt

Controllo

Ensemble Thunderbolt è essenziale come filosofia, non ha nulla di più o di meno di ciò di cui c'è bisogno e lo si capisce già ad una prima occhiata, sia per quel che riguarda l'hardware che per quel che riguarda Maestro 2, il software interno di controllo. Il pannello frontale vede alloggiati due ingressi ad alta impedenza, due uscite reamp per riamplificare chitarre già registrate, 10 selettori di input che consentono di accedere ed editare alcuni sotto-menù, un controllo Input che gestisce digitalmente il guadagno per ognuno dei dieci ingressi analogici e permette di editare i parametri Input (Mic/Inst/+4 dBu e 10 dBV), Soft Limit (attiva un limiter che evita i clip in fase di recording), Group (permette di assegnare un canale ad uno dei 5 gruppi disponibili), Insert (ingressi 1 e 2) per utilizzare gli insert fisici a fianco degli ingressi 1 e 2 del pannello posteriore, inversione di polarità, +48 V (phantom power), filtro passa alto. Il display indica i livelli per gli input e output e le funzioni attivate su ogni canale, nonché la frequenza di campionamento, il volume master e il tipo di connessione del clock. Il controllo Output gestisce il volume delle uscite monitor e se premuto attiva la funzione di Mute. Infine quattro tasti ABCD sono assegnabili da software Maestro 2, Chiudono le due uscite cuffia coi relativi volumi e infine il pulsante On/Off.

Nel pannello posteriore trovano spazio otto ingressi analogici di cui quattro ibridi (Mic/Line) e i primi due dotati di insert, due uscite monitor, due I/O ADAT oppure SMUX (selezionabili dal software), otto uscite analogiche di tipo DSUB a 25 pin, un S/PDIF, due connessioni Thunderbolt, un world clock e l'alimentazione.

Maestro 2 è a tutti gli effetti un mixer interno, con funzioni decisamente essenziali e privo di qualsiasi tipo di effetto o aux send, per la gioia dei puristi del settore. È studiato per poter registrare con la minima latenza possibile dato che prende il segnale appena dopo il convertitore A/D e lo rimanda agli ascolti (escludendo la DAW), ma non è necessario il suo utilizzo se il vostro computer e/o plug-in vi permettono già di per sé una bassa latenza. Da qui potete gestire tutti gli input, gli output, i quattro mix diversi a cui assegnare uscite master differenti sia per ascolti in cuffia che per altre necessità eventuali, avrete a disposizione ben tre ascolti diversi (nella sezione output), potrete assegnare ai quattro pulsanti ABCD la loro funzione specifica e creare gruppi che condivideranno alcuni controlli come gain e fader.

Da Maestro 2 è possibile anche impostare la frequenza di campionamento, la sorgente di clock, il tempo di hold dei picchi, quale tipo di segnale riceveranno le porte digitali ottiche (ADAT o SMUX) e dove indirizzare il segnale del talckback integrato. Da qui è possibile regolare il volume dei monitor e delle due cuffie, attivare la funzione Dim (-15 dB) o la funzione Mono Sum, nonché il gain e le funzioni attivabili su ogni canale, senza dover intervenire dall'hardware.

Unico tallone d'Achille, veramente imperdonabile e scomodo: non si possono salvare e poi richiamare le impostazioni.

Le connessioni posteriori di Ensemble Thunderbolt

Routing

Benché questa interfaccia disponga di 30 in e 34 out (che in realtà sono 32 poi, perché le uscite cuffia sono stereo e non sono splittabili in due canali mono separati) e di ben 42 software output, il routing è essenziale visto che la filosofia è semplicemente quella di dare una latenza zero quando il vostro computer o DAW non riescono a farlo. In poche parole è una scorciatoia, per evitare fastidiosi ritardi in fase di recording.

Come potete osservare nell'immagine, di default l'I/O è impostato secondo un vero e proprio direct routing one to one, ossia ad un'uscita virtuale della DAW corrisponde esattamente un'uscita fisica sull'interfaccia e funziona allo stesso modo anche per gli input. Ovviamente è tutto editabile e il segnale potrà essere indirizzato dove si vuole, senza alcun problema, anche grazie alle quattro finestre mixer che permettono di fare diversi mix a seconda del caso, potendoli poi indirizzare dove si desidera.

Il talkback, che corrisponde al canale Built in Mic, è di default indirizzato alle due cuffie ma il segnale può essere anche mandato alle uscite analogiche 9/10, basta attivare la funzione nel sotto-menù Device Settings.

Le due uscite reamp sono una caratteristica di questi tempi veramente necessaria e vi permetteranno di eliminare ogni problema dovuto a impedenze errate o a ulteriori spese per reamp box.

Maestro_Mac_Input_Tab

In prova

Partiamo con dato di fatto: Ensemble potrebbe sembrare un po' anonima come suono e il motivo è dovuto alla sua filosofia, cioè la trasparenza del suono. Pur essendo abbastanza carica sulle basse, grazie ai convertitori D/A, sulle alte e medio alte a un primo ascolto potrebbe sembrare un po' scura, fatto inedito rispetto alle precedenti Apogee, che avevano un suono decisamente più colorato.

Ci vuole un po' di tempo ad abituarcisi e inizialmente il suono di questa interfaccia non sembra il più consigliabile per generi come pop o rock, mentre è eccellente per quel che riguarda generi più da camera, come jazz, classica, blues e tutto ciò che richiede la massima trasparenza e dinamica possibili. Bisogna considerare che tutto dipende dai preamplificatori/outboard esterni e dai microfoni per ottenere suoni decisamente più colorati. Non è quindi un limite questa trasparenza, ma semplicemente una filosofia diversa: sapendo plasmare il suono con gli outboard giusti, si possono ottenere senza problema suoni più colorati. Con altre interfacce invece potrete ottenere solo suoni colorati alla fonte, lasciando da parte la trasparenza e una grande dinamica già in stadio di preamplificazione.

Detto questo posso dire che ne sono rimasto entusiasta, sia per ciò che riguarda alcune funzioni che altre interfacce non hanno, sia per la facilità di installazione e di impostazione del routing.

L'idea degli insert fisici sui primi due canali è geniale, così come le uscite reamp che sono settabili in modo da prendere il segnale durante il play dalla DAW oppure durante la performance stessa, semplicemente premendo un tasto. Il microfono integrato è una vera manna dal cielo, perché fa risparmiare un canale ed è attivabile con tasto, inoltre il segnale di talkback potrà essere indirizzato a entrambe le cuffie o a una sola, oppure anche alle uscite di linea 9/10. Le sei entrate ad alta impedenza faranno la gioia dei chitarristi, anche se è bene tenere a mente che le due entrate Hi-Z frontali utilizzano un preamplificatore diverso dalle quattro posteriori. Ho trovato solo due punti deboli in questa interfaccia e il primo riguarda il software Maestro 2: non è proprio intuitivo capire come gestire certi tipi di routing particolari e, grave mancanza, non è possibile salvare e richiamare in seguito dei preset. Tuttavia saranno sempre salvate in memoria le ultime impostazioni utilizzate prima di spegnere il software, quindi non proprio tutto andrà perso.

Conclusioni

Apogee Ensemble Thunderbolt è un'interfaccia sarà immediatamente amata da chi è abituato a lavorare su convertitori trasparenti di alto livello e che apprezza la trasparenza e i microdettagli, anche nell’Hi Fi. Per chi è abituato a suoni rock e pop, dove la colorazione è cosa gradita già in fase di ripresa, o da chi arriva da interfacce meno blasonate e meno trasparenti nel suono, ci vorrà un breve periodo di apprendistato, prezzo da pagare quando si passa al professionale puro. Ensemble è perfetta per riprendere strumenti acustici e classici o performance di tipo soft dove ottenere un suono neutro è assolutamente un must.

Rispetta lo standard di eccellenza che Apogee ha sempre offerto, in questo caso soprattutto sui convertitori D/A che permettono una riproduzione assolutamente vicina a quella di tipo Hi-Fi come filosofia.

 

PRO

Preamplificatori efficienti e trasparenti

Conversione D/A

Semplicità d'uso

Insert fisici sui primi due canali

Due reamp output

CONTRO

Basso Slew Rate dei preamplificatori

Impossibile salvare preset su Maestro 2

 

INFO

Soundwave

Prezzo: € 2.212,00 + IVA

Audiofader Special Price

Allegati

FileDescrizione
pdf Test - Apogee Ensemble Thunderbolt

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