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Rubrica: Officina Del Suono, primo capitolo

Accolgo molto volentieri l’idea di questa rubrica, per un tour guidato in quello che sono stati e sono, in continuo rimpasto, i generi musicali, segnati nel loro stile non solo dalla matrice prettamente stilistica e compositiva, ma nell’insieme del suono che ha contribuito all’identificazione di tutto un movimento di mode e linguaggi

Nulla si crea e niente si distrugge

Almeno in natura, ma così pure nelle strade musicali. Tra i Beatles e Lenny Kravitz o gli Oasis, tra James Brown e Prince, tra Frank Sinatra e Michael Buble, corrono almeno 50 anni, ma il filo esiste, il discorso non si interrompe. È un discorso culturale, temporale e tecnico. Oggi nell’età del recall, del preset e della musica pret a porter, si fa spesso un percorso all’indietro per replicare e ritrovare un suono vintage, possibilmente con le stesse macchine e attrezzature di un tempo, divenute oggetto di culto e di commercio inavvicinabile. Mi viene in mente Prince, grande cultore di un suono che tanto raccoglie dall’ovattamento dell’analogico e che va in tour o in studio, con fragili e meravigliosi strumenti valvolari o a nastro, delay Binson o Roland o Maestro, se non addirittura registratori Revox con nastri circolari in registrazione continua per il repeat e in qualche flight case attrezzature perfette digitali pronte a entrare in campo in caso di rottura. Si chiama passione, si chiama cura, ricerca, attenzione ai particolari, in un’età che i particolari non li guarda, non li considera o forse non li apprezza. Oggi la maggior parte dei fruitori, si accontenta di un pratico mp3, che nel mondo di una fotografia ad alta definizione sarebbe una fotocopia, anzi un ciclostile parrocchiale. Share your music, che non significa più condividi la tua musica, ma più banalmente significa privarsi di un left o di un right di una cuffietta e ascoltare in metro con un amico un iPod mortificato della stereofonia. Detto questo, i produttori, i musicisti, la discografia, procedono imperterriti nella ricerca sonora che più sia la giusta per un determinato progetto. Don Chisciotte inarrestabili, amanti puri di un lavoro puro. La sfida diventa quella del terminale, del file compresso, impoverito, unico testimone di un processo sonoro spesso complesso e coccolato. È con questo amore riverente e fedele, che proveremo a entrare in punta di piedi, nei dischi che hanno segnato la storia o nelle nuove realizzazione di studio e dei laboratori di Songlab Italy, il laboratorio di song writing che porto avanti da tempo, a leggerli per quello che ci sarà possibile, alternando testimonianze e registrazioni famose e no, che diano il senso e il titolo di quello che si fece o si cercherà di fare.

C’era una volta basso e batteria

Già chiamarli poi nel tempo drum and bass fa cambiare completamente volto e suono alla storia ritmica, dove addirittura con l’avvento dei campionatori si arrivò anche a un diverso modo di concepire non solo il suono, ma anche il fraseggio. La scelta di uno strumento, della sua tipologia, può determinare un vero cambio di sonorità e quindi di personalità di un intero progetto o set di registrazione. Ci avventureremo con esempi famosi e non, in questa mobile e plastica possibilità della riuscita o non riuscita di una scelta sonora. La ripresa dei microfoni, quanti e quali, dove posizionati. Due microfoni potrebbero bastare, anzi essere giusti per certe riprese sporche o vintage. Due panoramici ben messi possono dare tanto. Tutto al contrario, se cominciamo col riprendere un rullante top o bottom, quale percentuale di suono da sopra vicino alla pelle battente e quanta retina, quanto vetro e brillantezza del bottom. La batteria degli Europe, riverberi e sale di ripresa di marmo, suoni incontenibili e via di conseguenza, gli altri suoni da proporzionare e gestire nel mix. Proveremo a descrivere, cercando di capire come ci si era arrivati a un certo suono, facendo appello a testimonianze e al nostro orecchio, perché in fondo ogni tentativo musicale sarà sempre e solo un fatto di cuore e di orecchio, alternanze emozionali, sinusoidi pronte a scendere a pianissimo da ascoltare e da metabolizzare, mastering permettendo, per risalire ad altre impennate impulsive di ritmo e sequenza, che sempre al cuore devono arrivare, anche passando per lo stomaco.

C’erano una volta basso e batteria...e ci sono ancora!

 

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