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Test Yamaha SPX2000, processore d’effetti professionale

Rapporto Qualità/Prezzo7.8
Componenti8.9
Sound9.2
Interfaccia7.6
8.4

Non è certamente il processore più recente sulla faccia della terra ma come tutta la serie SPX, a cominciare dal leggendario 90, è uno di quei prodotti che devono essere conosciuti da tutti, soprattutto per la qualità.

Se il DX7 ha rappresentato un successo mondiale tra i synth, altrettanto si può dire del primo SPX90 che, a ragion veduta, aveva un rapporto qualità prezzo eccezionale ed è sempre stato impiegato con grande profitto in studio di registrazione e nel live, avendo un livello di programmazione e di qualità sconosciuto all’epoca per quel prezzo. Sul 90 Yamaha ha costruito tutta la serie di processori d’effetti successivi e l’ultimo, il 2000, è il culmine di questa esperienza, mantenendo un banco Classic per far rivivere gli algoritmi del 90, con un nuovo banco di Preset che racchiude inediti modelli di riverbero di altissima qualità, fornendo fino a 122 tipi di effetti. L’elaborazione avviene a 24 bit con frequenza di campionamento a 96 kHz e l’editing è possibile da pannello o da editor MIDI, gratuito e per Mac/PC. Il pannello frontale non è dissimile dai modelli precedenti, il che aiuta molto chi ha già conosce un SPX90, e il display adotta tre colori differenti per riconoscere al volo il tipo di effetto in uso: azzurro indica i riverberi e le prime riflessioni, bianco sono i delay, rosso magenta per gli effetti di modulazione e verde per gli effetti Classic.

La più grande innovazione in SPX2000 è il nuovo algoritmo di riverbero REV-X che impegna pesantemente il processore interno per creare un riverbero denso, naturale nella fase di decadimento e uniforme nel suono. Alcuni degli algoritmi del banco Classic, come Gate Reverb, Freeze e Flanger sono stati migliorati rispetto ai modelli precedenti e, finalmente, SPX2000 è un processore stereo sotto tutti i punti di vista.

Pannello e connessioni

Fig1

Essenziale ma ricco il pannello di controllo: si comincia con un controllo rotativo concentrico per modificare il livello d’ingresso dei due canali, seguito da una barra di dodici segmenti (da –48 a Clip) per monitorare il livello d’ingresso. Due piccoli switch consentono di selezionare l’ingresso audio come stereo o mono, e di indirizzare al misuratore di livello il segnale in ingresso o il segnale processato. A lato il pannello riporta le indicazioni di stato circa la sorgente di Clock (Internal, AES/EBU o Word Clock), la sorgente del segnale da trattare (Analog o Digital), l’attività MIDI, e la frequenza di campionamento (da 44.1 a 96 kHz).

Fig2

Il display riporta su due righe, con caratteri grandi, il tipo di algoritmo e il parametro da modificare, al cui lato troviamo un altro display numerico che indica il numero d’effetto richiamato e il banco d’origine, selezionato con un pulsante switch.

Fig3

Otto sono i pulsanti per la navigazione. Ai primi quattro sono assegnate le funzioni di richiamo dell’effetto, di Store e di Recall (per caricare l’effetto) con un pulsante Undo per ritornare alle impostazioni precedenti a Store, Recall ed Erase.

Fig4

Agli altri quattro rimane il compito di richiamare il parametro e variarne il valore, con un pulsante Compare per confrontare l’originale con l’effetto modificato. Oltre ai parametri di base, è possibile modificare anche quelli più fini in un secondo tempo, migliorando così la velocità di editing. A tale fine è possibile alternare tra Parameter e Fine Parameter grazie a due pulsanti separati, con tanto di led che indica quale dei due è attivo. Con Utility si può intervenire anche sui parametri MIDI, sulla colorazione del display secondo gruppi d’effetto, e sulla sincronizzazione.

Fig5

Chiudono il pannello i pulsanti Bypass e Tap, quest’ultimo per immettere manualmente il valore di Tempo, con l’ingresso per pedale di controllo.

Fig6

Le connessioni includono la vite di messa a terra, che diventa utile nel caso in cui SPX2000 non abbia una buona messa a terra dal cavo di alimentazione a tre poli, l’interfaccia MIDI (In e Out/Thru, Figura 6), porta USB per l’editor, Word Clock In, AES/EBU I/O (Figura 7), due uscite audio analogiche bilanciate XLR e jack TR con selettore di livello tra –10 dBu e +4 dBu, e due ingressi audio analogici sempre bilanciati su XLR e TRS con selettore di livello (Figura 8).

Fig7

Fig8

L’architettura

Gli ingressi e le uscite audio possono essere combinati in quattro modi in base al tipo di ingresso (mono o stereo) e dal numero di ingressi dell’algoritmo (mono o stereo). SPX2000 dispone di 97 effetti nel banco Preset, di cui ben 80 sono basati sui nuovi algoritmi come i 17 algoritmi di REV-X, di 25 effetti nel banco Classic e di 99 memorie User. Mentre è possibile modificare i parametri di qualsiasi effetto, la memorizzazione avviene solo sul banco User. L’editing è veramente qualcosa di intuitivo, grazie ai pulsanti di navigazione e allo sdoppiamento dei parametri. Non richiede se non qualche secondo per scorrere i parametri, anche se Yamaha ha messo all’inizio della lista i parametri più importanti. Alcuni degli effetti possono essere sincronizzati al Tempo, come gli effetti di modulazione e di delay nei parametri di Delay e Frequency, ricorrendo anche alla conversione automatica del valore di nota. Ogni effetto può essere salvato con il proprio nome con una funzione di protezione per singola memoria che ne evita la cancellazione accidentale. Esistono inoltre tre livelli di protezione per evitare qualsiasi cambiamento su SPX2000 da estranei, importante dal vivo. Tra i parametri ausiliari troviamo anche la scelta della porta MIDI per l’editor, tra MIDI In o USB, in modo da impiegare l’editor contemporaneamente a una DAW che gestisce il richiamo degli effetti, senza conflitti tra i due. È infine possibile filtrare i messaggio di Program Change, Note On, Control Change, Bulk Dump e Parameter Change.

L’editor software e il MIDI

Disponibile gratuitamente sul sito di Yamaha, l’editor di SPX2000 è in realtà un plug-in di Studio Manager (Figura 9), l’applicazione di Yamaha per gestire tutti i device audiopro dotati di plug-in OPT2. Una volta caricato, l’editor dispone di una finestra principale dove sono riportati tutti i parametri degli effetti, in formato di controllo rotativo (Figura 10), e solo per il REV-X una seconda finestra grafica dove, con i singoli controlli, modificare l’aspetto del riverbero (Figura 11). In tutte e due le finestre è presente anche una barra led per monitorare in tempo reale il segnale in ingresso o uscita. Una terza finestra è dedicata alla gestione delle memorie e al richiamo dei preset (Figura 12). Uno degli aspetti peculiari di SPX2000 è l’impossibilità di partire da un preset o da una memoria user per modificare il tipo di algoritmo. È sempre necessario fare riferimento a una tabella sul manuale per collegare un preset a un tipo di algoritmo. Non tutti i parametri di gestione generale, come la frequenza di campionamento o la sorgente di sincronizzazione, sono gestiti dall’editor. L’automazione non passa direttamente dall’editor, che lavora in sysex, ma dall’uso dei Control Change, il cui significato varia dal tipo di algoritmi usato dall’effetto. Yamaha ha deciso di impiegare i primi 31 Control Change, in barba alla loro standardizzazione, dove al trentunesimo è sempre assegnato il bilanciamento tra segnale processato e originale. In ogni caso, con un controller MIDI hardware è possibile creare dei template per gestire in tempo reale i parametri di SPX2000. L’automazione è dunque garantita in modo facile.

In uso

SPX2000 include due tipi di riverbero, che si distinguono per l’elaborazione separata o meno delle prime riflessioni (Early Reflection), a cui si aggiunge un terzo modello basato su un Gate. Del primo gruppo, ER congiunto, fanno parte gli algoritmi REV-X, Classic Reverb e Reverb & Gate, del secondo Stereo Reverb e Reverb. Il nuovo algoritmo REV-X permette di gestire il tempo di riverbero (fino a un massimo di 46.92 secondi ma che possono essere meno secondo il tipo di algoritmo), la lunghezza del riverbero per le alte e basse frequenze (quest’ultima dispone anche della frequenza di base) proporzionale al tempo di riverbero, la densità e la diffusione, la dimensione della stanza, il ritardo delle prime riflessioni, i due filtri LPF e HPF, il Decay, il bilanciamento e il livello d’uscita. La qualità ottenuta è decisamente molto interessante, molto meno fredda e digitale rispetto alle versione precedenti, meno sibilante e più tridimensionale. Non ci sono segni di ripetizione in coda, che decade piacevolmente, e rimane sempre un riverbero lucido, preciso e robusto. Sa avvolgere molto bene le chitarre e gli strumenti a corda pizzicata, il rullante e tutti quegli strumenti che necessitano di saltare fuori dal mix, mentre sulla voce diventa una scelta personale: se state cercando riverberi freschi, alla BT o simili alle produzioni più elettroniche del momento, saprà darvi grandi soddisfazioni, se invece è la tridimensionalità e la spazialità massima, con un carattere caldo, potrebbe non essere la scelta più indicata in studio. Nel live, invece, emerge sempre con carattere e non pone grandi problemi di mix.. Eccellente senza riserva su tutti i suoni più elettronici e sintetici, dove tende a sposarsi bene e ad amalgamare il suono senza separazioni tra segnale originale ed elaborato. La differenza con gli algoritmi Classic si coglie immediatamente, ciò non toglie che i riverberi di SPX90 e seguenti costituiscano ancora un’ottima alternativa. Avendo unito i due mondi, SPX2000 diventa un processore in grado di dare il meglio di oggi e di ieri, senza il rumore digitale e tutti i difetti del primo SPX90.

Passando dai chorus si rimane impressionati dal lavoro di Yamaha: che siano derivati da SPX90 si sente subito, grazie a quella sensazione di omogeneità che hanno fatto grande la serie SPX. Compatti, potenti ma mai sgretolati, i chorus sono uno dei punti di forza di SPX2000 e non sono mai invadenti o differenti dal carattere originario del suono. Non si può dimenticare Symphonic, forse il marchio di fabbrica del primo SPX90 e che trova ancora oggi posto per scaldare un suono anemico, donandogli anche un minimo di ambienza. I Flanger e i Phaser non si distolgono dal suono originale, creando una amalgama molto interessante per valori bassi, mentre estremizzando non si arriva ai picchi di pedali per chitarra. Troviamo anche un Amp Simulator e un distorsore di discreta qualità, con un compressore, espansore e limiter multibanda che può risultare utile per enfatizzare solo alcune porzioni del suono. I Pitch Shifter sono corposi e pieni. I più intraprendenti, tra i chitarristi e bassisti, non mancheranno di apprezzare i due Freeze per campionare una frase musicale fino a circa 29 secondi e riprodurla a piacere in loop manualmente o via MIDI. C’è anche un Rotary Speaker che però è lontano dai risultati di un Leslie. Non è possibile mettere in cascata, in serie o in parallelo, due effetti differenti. A tal fine è necessario usare gli effetti che utilizzando due algoritmi associati che però raccolgono il segnale sempre da un ingresso mono. Due appunti: ci sarebbe piaciuto che lo scorrimento dei dei valori fosse a ciclo continuo, esattamente come accade per i parametri, e che fosse stato messo anche un potenziometro per controllare il bilanciamento Wet/Dry, anche se non del tutto indispensabile.

Conclusioni

SPX2000 rinnova la tradizione dei processori della serie SPX, introducendo un update sull’hardware (96 kHz per 24 bit), sulle connessioni (USB e AES/EBU), e sul software (gli algoritmi REV-X), mantenendo però la stessa facilità d’uso che hanno contraddistinto i precedenti modelli. Non è il processore d’effetti più flessibile che ci sia, ma è chiaro che Yamaha ha preferito la facilità d’uso alla programmazione pesante, preservando una qualità del suono molto buona. Il suo punto di forza è la fusione sonora tra suono originale ed effetti, che porta a un unico risultato dove la naturalezza degli effetti non si distacca dal suono originale. Se avete sempre avuto la sensazione che il vostro riverbero fosse staccato dal suono originale o il chorus coprisse il segnale crudo, rifatevi le orecchie con SPX2000. Eccellente nei chorus e negli effetti di modulazione, sia per gli algoritmi nuovi sia per i classici, adesso aggiunge un riverbero di alta qualità con un carattere robusto, non così tridimensionale e profondo rispetto a unità effetti di costo ben più elevato, ma ancora perfetto per produzioni elettroniche e pre-produzioni di classe. È uno di quei processore che trova posto in qualsiasi rack, dall’home recording evoluto al project studio più avanzato.

Gli algoritmi

REV-X, Reverb, Stereo reverb, Early Reflection, Gate Reverb, Reverse gate, Mono delay, Echo, Stereo Delay, Delay LCR, Dual Pitch, High Quality Pitch, Symphonic, Chorus, Modulation Delay, Flanger, Stereo Flanger, Tremolo, Rotary Speaker, Auto Pan, Phaser, Stereo Phaser, Pan, Ring Modluation, Modulation Filter, Dynamic Flanger, Dynamic Phaser, Dynamic Filter, Multiband Dynamics, Multifilter, Ditorsion, Amp Simulator, Composite Effect, Freeze, Pitch Change A, B, C, D.

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