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AKG C 414 XLS, il microfono a condensatore - recensione

Rapporto qualità/prezzo8
Costruzione8
Suono9
Facilità d'uso7
8

Ci eravamo forse scordati della vecchia guardia? Della serietà asburgica grazie alla quale sono stati registrati migliaia di dischi in tutto il mondo? Certo che no, ed è per questo che è giusto prendere in considerazione l'evoluzione dei modelli storici, come l'AKG C 414 nella versione XLS, e vedere come se la cavano oggigiorno nel moderno melting pot microfonico.

Il modello C 414 della storica azienda AKG (dal 1994 di proprietà della americana Harman Industries, ma ancora oggi operante a Vienna) è uno dei pochi microfoni entrati nell'immaginario collettivo, soprattutto per la forma, una specie di saponetta romboidale. L'abbiamo visto nei making of dei più altisonanti capitoli della discografia rock, ora vestito di bianco come nel caso del modello utilizzato da Freddie Mercury (un C 414 EB del '76, bellissimo), ora in doppia coppia a contornare uno Steinway Gran Coda, e così via. Un microfono tanto leggendario quanto controverso: al di là dei meriti riconosciuti e ad una folta schiera di celebri estimatori, è riuscito parallelamente a trovare anche i suoi detrattori, ma non è forse così per tutte le cose di grande personalità e carattere?

Dal 1971 in avanti il modello 414 ha avuto varie reincarnazioni, definite da una pletora di sigle composte da lettere e numeri in grado di disorientare anche gli stessi addetti ai lavori. Attualmente i modelli C414 a catalogo sono l'XLS e l'XL II, che si differenziano tra di loro per il progetto della capsula: quella dell'XL II si accosta al timbro di un altro modello microfonico AKG, il C12, presentando una enfatizzazione delle frequenze a partire dai 3 kHz e rendendosi pertanto più indicato per le riprese vocali rispetto all'XLS.

AKG C414 XLS test review recensione leading tech audiofader mattia panzarini

Sotto osservazione

Il C414 XLS è un microfono a condensatore con figura multipolare; il trasduttore è costituito da una doppia membrana realizzata da un foglio sintetico con oro vaporizzato. Il corpo in metallo nero presenta due griglie di protezione di differente colore, grigio nella parte frontale, nera in quella posteriore. Anteriormente uno switch digitale (in grado di memorizzare i settaggi) permette di selezionare la figura polare: nove differenti posizioni che vanno dall'omnidirezionale piena alla figura a otto, passando dalla cardioide larga, cardioide e ipercardioide e consentendo al contempo posizioni intermedie tra l'una e l'altra. Un piccolo led di colore verde sotto il selettore indica la direttività selezionata. Lo stesso led funge anche da indicatore di clip, in questo caso diventando di colore rosso.

Posteriormente troviamo due ulteriori selettori per l'attenuazione (-6, -12, -18 dB) e per il filtro passa alto (40, 80 e 160 Hz). Richiede l'alimentazione Phantom a 48V. Il microfono è fornito in un valigetta di metallo, corredato di shockmount, antisoffio, filtro antipop e un esaustivo libretto di istruzioni. Nota di classe, a sottolineare la cura per i dettagli di AKG: all'interno del flight case viene allegato un grafico stampato al computer che rappresenta la risposta in frequenza relativa allo specifico microfono acquistato, con tanto di serial number identificativo del microfono e data della misurazione. Come si può notare, le curve delle frequenze sono abbastanza lineari fino ai 2 kHz, per poi presentare delle irregolarità alle frequenze successive, differenti a seconda del pattern polare prescelto.

Rispetto ai modelli passati, l'attuale C414 presenta un circuito elettronico senza trasformatore che consente un range dinamico minimo di 134 dB e una tolleranza del livello di pressione sonora che può arrivare fino a 158 dB senza distorsione. Dal sito AKG si può scaricare il pdf del manuale, completo nel riportare dati tecnici, risposte dei diagrammi polari, e quant'altro.

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L'interno del microfono

In prova

Ci  eravamo imbattuti in questo storico microfono in un paio di occasioni, nella sua variante XL II, per delle registrazioni vocali femminili: ne avevamo apprezzato la compattezza sulle frequenze medie rispetto ad altri microfoni. Rispetto all'XL II il modello XLS presenta, sulla carta, una risposta più lineare, senza particolari enfasi sulle frequenze medio alte, e da quanto abbiamo potuto sperimentare in studio di registrazione, ne abbiamo avuto la conferma. Abbiamo ritenuto che fosse interessante confrontare questo microfono con qualche collega dall'attitudine più moderna, per capire come si comporta attualmente un microfono progettato negli anni '70 (pur con i suoi cambiamenti tecnologici avvenuti nel tempo, ma lasciando inalterata la capsula e il progetto di base) rispetto ad altri microfoni di più recente costruzione o molto trasparenti. Banco di prova: chitarra acustica, voce e batteria.

Ed ecco ciò che viene da dire sin da subito: vintage, nel senso più positivo del termine. Il C 414 XLS ha un colore particolare, con una gradevole presenza dalle basse su fino ai 2 kHz: dopo questa frequenza non ci sono rilevanti enfasi di frequenze, se non sulle altissime oltre i 10 kHz. Un lieve buco intorno agli 8 kHz, riscontrabile anche dal diagramma allegato, è a nostro avviso la peculiarità responsabile del carattere vintage.

Partiamo con la registrazione di una chitarra acustica, e si resta sorpresi dalla presenza sulle frequenze basse e medie, calde e musicali. Raffrontato ad uno Schoeps CMC5-Mk4 (un cardioide tra i più trasparenti e uno standard per le registrazioni di strumenti acustici), le differenze sono evidenti: lo Schoeps, che si pone come una delle prime scelte nella ripresa di chitarre acustiche, sembra avere un suono meno pieno sulle medio-basse e, al confronto con l'AKG, una enfasi da 2 kHz in poi. È vero: con lo Schoeps le alte sono più belle, i transienti più precisi, ma il suono del C414 è globalmente più presente e più naturale. Consiglio spassionato: registrate una acustica con entrambe i microfoni in questione, con l'AKG davanti alla buca e lo Schoeps verso il dodicesimo tasto della chitarra e otterrete l'acustica dei vostri sogni: ovviamente in un ambiente trattato acusticamente!

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La risposta in frequenza dei diversi pattern polari

Il C 414 sembra comportarsi in modo analogo sulle altre fonti sonore: basse e medie frequenze calde e compatte anche sulla voce e sulla batteria. Per quanto riguarda la voce, si è confrontato l'AKG con un AT4040, microfono dal progetto moderno, già recensito in queste pagine: la propensione del 4040 ad enfatizzare le medio-alte frequenze lo rende per l'appunto più attuale e forse più accattivante, in linea con altri prodotti recenti, ma la comparazione con l'AKG fa capire quanto sia critico, e immensamente soggettivo, la cattura e l'ascolto del range delle medie frequenze. Su una voce maschile l'AKG regala uno spessore old style che può rendere felice il produttore in cerca di un suono non uniformato alla moda attuale del colore frizzante e chiaro a tutti i costi.

Per la registrazione della batteria, posizioniamo il C414 frontalmente allo strumento e ad una distanza di quattro metri, come se si trattasse del canale room mono e lo affianchiamo allo Schoeps e all'AT4040. Dei tre, l'AKG ci è parso il più piacevole all'ascolto, con basse più profonde e frequenze alte più controllate rispetto agli altri due microfoni. Ancora una volta, il nostro giudizio è soggettivo, ma potrete farvi una vostra opinione ascoltando le clip audio comparative dal sito. Ci siamo trovati a nostro agio con il microfono anche da un punto di vista pratico: la forma sottile ed il peso (300 grammi) permette di utilizzarlo agilmente in ogni situazione, come overhead, come snare bottom, e di maltrattarlo quasi come un dinamico; la sospensione elastica, con dispositivo di fissaggio a baionetta, funziona benissimo ed è probabilmente il meccanismo shockmount più comodo in cui siamo incappati (ed è pure universale).

Conclusioni

Il modello C 414 è un pezzo di storia della musica e ben si comprende il perché la sua produzione continui senza pause dagli anni settanta sino ai giorni nostri: si tratta di un microfono che può essere utilizzato per qualsiasi ripresa sapendo di non sbagliare mai, è leggero e pratico ed ha tutte le figure polari necessarie per ogni tipo di registrazione. Il confronto con microfoni trasparenti di moderna progettazione ci fa ancora una volta capire quanto sia essenziale, in una produzione musicale, avere la possibilità di scegliere una caratteristica sonora piuttosto che un'altra: in questo caso attingere al colore del C 414 XLS significa riscoprire una sonorità più scura ma compatta, meno scontata. Il fatto poi di avere delle alte morbide e per nulla enfatizzate permette di fare molti meno danni rispetto ad altri modelli microfonici.

Ci sono campi in cui è considerato da sempre un must, come la microfonazione della cordiera del rullante, l'hi-hat, le voci femminili sottili e delicate (parliamo delle classiche mitologie tramandate di studio in studio): perché confinarlo solo in questi ambiti quando è meraviglioso su qualsiasi fonte? Il prezzo, considerata la qualità sonora e costruttiva, gli accessori, la maneggevolezza e le nove figure polari selezionabili, è ragionevole e non sono poi così tanti i microfoni che presentano le stesse comode caratteristiche ad un prezzo molto inferiore. A tutt'oggi il C 414 XLS è un microfono da consigliare senza esitazioni, sia per chi vuole un unico, affidabile microfono tuttofare per il proprio studio, sia per il professionista che voglia ampliare i propri orizzonti sonori, con un nuovo, bellissimo colore musicale a propria disposizione da affiancare agli altri.

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Pro

Suono morbido sulle alte frequenze

Qualità degli accessori inclusi

Maneggevolezza

Contro

Per le riprese vocali è preferibile il modello XL II

Gli switch per selezionare la figura polare funzionano solo quando il microfono è alimentato con la phantom

 

INFO

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