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Mastering, sta cambiando e cambierà - l'inchiesta


Prendiamo il polso alla situazione del mastering professionale in Italia, analizzando i temi più caldi e provando a formulare alcune ipotesi di sviluppo futuro

Articolo d'archivio realizzato nel 2013 da Stefano Pinzi

Con il contributo di tre affermati mastering engineer abbiamo voluto verificare lo stato di salute di questo ambito professionale, in un momento storico che ben sappiamo caratterizzato da una profonda crisi del mercato musicale e non solo. Accantonando la discussione sulla guerra del loudness, della quale si è già detto molto, abbiamo scelto di approfondire i mutamenti prodotti dall’introduzione dei plug-in in questo campo, le implicazioni tecniche e commerciali del net-mastering e la relazione con la sempre più comune distribuzione on-line dei prodotti musicali. Tutti d’accordo sull’importanza assoluta da attribuire alla qualità d’ascolto e sul valore ancora indiscutibile del processing analogico. Altrettanto rilevante è risultato il ruolo creativo e umano del mastering engineer, mentre sono emerse visioni divergenti rispetto ad alcune questioni più prettamente commerciali.

Marcello Spiridioni - Forward Studios

Diamo voce a un grande veterano del mastering in Italia. Avviata la sua carriera nel lontano 1973 presso la cutting room della RCA italiana, oggi Marcello Spiridioni ricopre il ruolo di engineer presso la nuovissima Augustus Room, la prima di una serie di sale dedicate al mastering nei prestigiosi Forward Studios di Grottaferrata, Roma. È dal suo racconto che cogliamo le prime interessanti considerazioni.

Marcello Spiridioni: In RCA mi occupavo delle incisioni delle lacche per la realizzazione dei supporti in vinile. Negli anni settanta, con il disco “Come è profondo il mare”, è cominciata la mia lunga collaborazione con Lucio Dalla e successivamente con molti altri artisti. Già allora era molto frequente rivolgersi all’estero per la finalizzazione (una non sempre buona abitudine che ci portiamo dietro da quarant’anni) e l’occasione mi si presentò proprio grazie a un master problematico realizzato in Inghilterra. Preparai una mia versione, ed è quella che fu poi scelta per la pubblicazione del disco.

Quando la RCA diventò BMG, e dal supporto in vinile si passò al CD, furono realizzati nuovi studi molto belli e curati nell’acustica, più vicini al concetto di mastering moderno. A non cambiare fu il ruolo del mastering engineer, che continuava ad essere lo psicologo della musica, colui che deve saper cogliere le sensazioni e le intenzioni dell’artista per tradurle nel miglior prodotto da lui desiderato, nel pieno rispetto della qualità audio. I rapporti umani in studio sono fondamentali, anche se molti ne trascurano l’importanza. È necessario che il tecnico, con esperienza e mestiere, riesca a trasmettere delle sensazioni oggettive e propositive, affinché il prodotto diventi la massima espressione del lavoro effettuato dall’artista e dal suo team.

Marcello Spiridione Forward Studios mastering intervista inchiesta stefano pinzi audiofader

Stefano Pinzi: Quali sono invece i grandi cambiamenti di questi ultimi anni?

MS: Mi soffermo su due dei principali aspetti: innanzitutto il forte degrado nella cultura e nella qualità dell’ascolto. Molti operatori e fruitori di musica tendono spesso a confondere la sensazione di volume con la percezione della sua qualità, non capendo che l’incremento di volume, se non adeguato al genere musicale di appartenenza e realizzato con i giusti strumenti, produrrà una proporzionale riduzione di emozioni all’ascolto. In secondo luogo, la vita di una produzione musicale si esaurisce ormai in pochi giorni e questo è un limite che si fa sentire molto, specie in ambito italiano purtroppo. I prodotti musicali sono sempre più simili e meno innovativi, e questo secondo me ha avuto il suo peso sulle vendite discografiche. Non dimentichiamo che la musica è prima di tutto emozione.

L’origine di questi cambiamenti è certamente legata allo sviluppo dell’audio digitale e dei nuovi formati compressi. Questa tecnologia ha sì portato flessibilità e reso la musica democratica, ma ha anche contribuito a creare un dilagante appiattimento della qualità audio e della professionalità degli operatori. Forward Studios, con il proprio team di professionisti, si è per queste ragioni posto l’obiettivo di restituire al prodotto musica le caratteristiche di qualità sonora proprie del prodotto analogico: calore, definizione e dinamica. Non vogliamo proporci come semplici “alzatori di volume” (mi si conceda la licenza: ce ne sono già tanti!), ma vogliamo trattare il prodotto del nostro cliente come da anni si fa negli studi di mastering più titolati. Riteniamo che in un mercato musicale sempre più incolore nella connotazione sonora, sia oggi più che mai importante riuscire a fare la differenza.

Anche la diffusione dei formati compressi ha notevolmente influenzato l’impostazione di lavoro, generando anche qui qualche fraintendimento. Vero che oggi esistono codifiche molto trasparenti, ma è altrettanto vero che per la realizzazione di un file compresso occorrono veri e propri interventi ad hoc. È molto importante avere un riscontro in tempo reale, e non ci sono plug-in che consentano di comprendere esattamente quanto si sta facendo; è necessario perciò impiegare apposito hardware, software e un routing ritrovabile solo in uno studio di mastering professionale. Non ci si limita più a una semplice codifica, ma si ricorre a un mastering dedicato. Il nuovo standard di Apple, denominato Mastered for iTunes, ne è un chiaro esempio: si tenta di avvicinarsi il più possibile alla qualità dell’audio non compresso, adottando procedimenti ottimizzati per i dispositivi di nuova generazione”.

SP: Su quali tecnologie è stata fondata la struttura di questo studio?

MS: La realizzazione ha richiesto cinque lunghi anni di ricerche, test ed approfondimenti, ma direi che è innanzitutto fondamentale dotarsi di ottimi sound engineer! Oltre a una regia pressoché perfetta dal punto di vista del dettaglio sonoro, è giusto dare importanza anche al comfort: il mastering è infatti un processo che necessita della giusta concentrazione e serenità per poter operare correttamente e puntualmente sull’audio.

Senza dilungarci su macchine o software, direi che un elemento tecnico importantissimo e spesso sottovalutato è il generatore di clock dello studio. Per alcune operazioni ci siamo anche dotati di hardware customizzato, che spesso non si trova sul mercato e che è realizzato da artigiani specializzati su indicazioni del sound engineer. Ho imparato a mie spese quanto sia inutile guardare le fotografie di famosi studi e acquisire le loro identiche dotazioni. Senza lunga ricerca e infinita passione, il suono non arriverà”.

Giovanni Versari - la maestà

Dopo una carriera di oltre quindici anni dedicati al mastering, molti dei quali trascorsi presso la nota struttura del Nautilus di Milano, oggi Giovanni Versari continua a esercitare la professione soprattutto nel suo studio personale, La Maestà, situato a Tredozio, nel bel mezzo delle colline romagnole. Cerchiamo con il suo supporto di individuare le conseguenze dell’introduzione di nuove tecnologie sull’evoluzione (o forse sarebbe opportuno parlare di involuzione) del mercato musicale.

Giovanni Versari: Ci sono stati molti cambiamenti, ma alcuni elementi rimangono insostituibili. Indubbiamente la qualità di molti plug-in dedicati al mastering è notevole e il loro impiego, soprattutto se si ragiona in ottica di recall, è molto vantaggioso. Ma il mio modo di concepire il mastering non mi ha ancora permesso di trovare dei degni sostituti per i miei processori analogici. Credo che uno degli obiettivi primari di un buon mastering sia quello di ottenere un sostanziale incremento di livello senza compromettere il sound di partenza o, ancor meglio, valorizzandolo.

Negli ultimi decenni i nastri analogici e i DAT hanno lasciato il posto agli hard disk e allo scambio di file tramite web. Queste nuove soluzioni di input e output di formato hanno notevolmente cambiato l’organizzazione del lavoro e velocizzato, semplificandole, certe procedure. Ci sono poi i cambiamenti evidentemente generati dall’attuale crisi del mercato musicale: i grandi studi di mastering, tradizionalmente collocati nel centro o a ridosso delle più importanti città, oggi hanno un po’ perso il loro significato. In passato il mastering era vissuto anche come momento di confronto tra l’artista e la casa discografica, e in quest’ottica la città offriva delle comodità certamente importanti. Oggi però molti artisti si gestiscono in maniera più autonoma, e certi bonus sono diventati a mio parere marginali.

Giovanni Versari nautilus milano mastering studio audio pro inchiesta stefano pinzi intervista audiofader

SP: Ne parli anche per esperienza personale, vero?

GV: L’idea di un mio studio in collina, lontano dai grandi centri, era nata con lo scopo di raccogliere quei lavori che non disponevano del budget necessario ad accedere a un grande studio. Col tempo questo approccio si è rivelato vincente anche con produzioni più importanti, e mi ha permesso di sperimentare metodologie di lavoro molto interessanti.

Nell’album “Marinai, Profeti e Balene” di Vinicio Capossela, per esempio, il mastering è stato realizzato direttamente sulle sessioni di mix aperte, anziché operare sugli stem o sul bounce stereo come si fa di solito. I mix erano stati realizzati da Taketo Gohara ed erano ovviamente completi, esattamente come sarebbero stati se si fosse fatto un mastering tradizionale. Ho impostato il mio processing e gli ho quindi lasciato in mano lo studio per effettuare quelle piccole rifiniture che ci hanno consentito di ottenere una perfetta simbiosi tra il suo lavoro e il mio. Abbiamo infine lasciato trascorrere un mese di sedimentazione prima di chiudere definitivamente i master. Volevamo ottenere il meglio da ogni fase della lavorazione del disco ed eventualmente sviluppare nuove idee da sperimentare in corso d’opera, e si è rivelato anche un bel modo per avvicinarsi al mastering con meno stress, senza l’incubo dell’orologio che corre.

Ho così cominciato a modificare anche alcuni aspetti organizzativi: amo quello che faccio ed ero un po’ stufo di lavorare su prodotti di cui non sapevo nulla, ascoltati rapidamente poco prima di metterci mano. È un approccio che istintivamente ti porta a osare di meno per paura di scontentare il cliente, e questo secondo me è molto limitante. Cerco sempre di avere il materiale e gli eventuali riferimenti con un certo anticipo, e su queste indicazioni preparo una prima bozza di mastering. Così facendo ho modo di ascoltare e lavorare con i miei tempi, e il cliente può farsi una prima idea del risultato utilizzando i propri ascolti di riferimento.

SP: Parallelamente a un incremento della qualità e dell’accessibilità alle attrezzature destinate alla produzione musicale, assistiamo quotidianamente al paradosso di una sempre più ampia diffusione di formati in bassa risoluzione. Questo ha qualche influenza sugli interventi di mastering?

GV: Sono convinto che un mastering professionale, realizzato con attrezzature analogiche e di qualità, possa in ogni caso condurre a un risultato eccellente, per quanto la fotografia portata all’ascoltatore finale possa essere povera di risoluzione. Cerco sempre di raggiungere il miglior risultato possibile, ma non direi di aver adattato il mio modo di fare mastering all’esigenza di produrre dei file compressi. Effettuo dei confronti e delle verifiche, e spesso alcune modifiche sono guidate dalle indicazioni dell’artista che riascolta i brani sul proprio iPod. In questo senso trovo interessante la recente soluzione offerta da Apple per codificare i file da una sorgente più risoluta (24 bit e sample rate fino a 96 kHz) e utili sono gli strumenti software messi a disposizione per un confronto diretto; in questo modo abbiamo sicuramente un risultato migliore ed è inoltre possibile apportare, dove necessario e solo per la versione digitale, opportune correzioni timbriche per compensare la perdita dovuta alla compressione AAC del segnale.

Davide Barbarulo - 20Hz-20kHz

Raggiungiamo Davide Barbarulo nel suo studio a Napoli, il 20 Hz-20 kHz Mastering Lab e, prendendo spunto dalla sua esperienza personale e professionale, approfondiamo con lui altri aspetti della nostra inchiesta.

Chi sono nel 2012 i potenziali clienti di uno studio di mastering professionale, e quali sono le loro esigenze più ricorrenti?

Davide Barbarulo: Solitamente chi ricerca un mastering di tipo professionale ha già fatto un certo tipo di scelte qualitative per il proprio prodotto. Difficilmente ho a che fare con produzioni che abbiano come unica destinazione un formato compresso per la vendita in rete. C’è invece una corrente di produzioni musicali in controtendenza che, puntando molto sulla qualità, commercializza on-line in formati ad alta risoluzione, impiegando canali di vendita alternativi al più noto iTunes Store. È una soluzione destinata soprattutto ai cultori dell’alta fedeltà sonora, che esula dalla logica d’immediatezza dei formati compressi.

Ci sono poi le grandi produzioni che pubblicano sia su supporti fisici tradizionali sia in formato liquido. Agli intermediari che gestiscono l’upload sui server solitamente forniamo il materiale non compresso, e loro si occupano della successiva conversione nel formato concordato. Per chi si occupa di mastering è sicuramente diventato perentorio porre attenzione a ciò che accade nel momento in cui i file vengono codificati e ascoltati da un iPod o simili. Non vado ovviamente a calibrare ogni intervento su quel genere di ascolti, però va messo in conto il fatto che diversi milioni di persone oggi possiedono questi sistemi, e si deve perciò cercare di far sì che la codifica possa rendere giustizia ai contenuti originari.

davide barbarulo 20Hz-20kHz inchiesta intervista stefano pinzi mastering studio audio pro audiofader

SP: In che modo l’hardware e il software impiegati per codificare questi contenuti possono determinare la qualità del formato compresso?

DB: Ho fatto molti esperimenti sia per la codifica in diversi formati sia per il downgrade dall’altissima risoluzione al più convenzionale 44.1 kHz/16 bit. Se dovessi individuare le differenze tra prodotti di uso professionale e indicarne uno nettamente superiore agli altri, non me la sentirei di fare un nome in particolare. Le differenze ci sono e in alcuni casi ho anche potuto misurarle. Non dimentichiamo però che senza un ascolto adeguato perfino il confronto tra un processore analogico e l’omologo plug-in può presentare delle difficoltà, anche per un orecchio allenato. Figuriamoci dunque la difficoltà nel ricercare dei dettagli sonori di una codifica realizzata con il Saracon di Daniel Weiss piuttosto che con l’algoritmo di Steinberg Wavelab; bisogna sapere bene dove andare a scovare le particolarità.

SP: Il processing digitale offre infatti prestazioni sempre più elevate, perché allora affidarsi a uno studio di mastering professionale anziché svolgere questo processo in autonomia?

DB: Sposterei l’attenzione dal processing alla qualità d’ascolto. Ogni intervento di mastering necessita di un monitoring a prova d’errore. In un sistema di ascolto non all’altezza non è possibile avere cognizione delle conseguenze di ciascun intervento, a cominciare dalla disgregazione dei contenuti causata dalla ricerca di un più alto livello sonoro. È un percorso utile anche al cliente stesso, per potersi confrontare con le competenze professionali di chi conosce molto bene quell’ambiente e quel modo di ascoltare.

SP: La pratica del net-mastering consente invece di operare a distanza e non prevede la presenza del committente in studio. Quali sono i principali vantaggi e limiti che riscontri in questo modo di procedere?

DB: Dal punto di vista commerciale questa soluzione allarga notevolmente il potenziale bacino d’utenza, ma al tempo stesso ti pone in diretta concorrenza con colossi internazionali con decenni di attività alle spalle e con un nome che già da solo può essere un’eccellente etichetta promozionale per il prodotto.

Tecnicamente e artisticamente parlando la differenza la fa invece la presenza fisica in studio. È un lavoro fortemente correlato alla soggettività e al gusto personale, che non può essere del tutto demandato all’interpretazione del tecnico. Ho pensato più volte alla possibilità di utilizzare la banda di connessione per trasferire uno stream di dati in tempo reale, così da rendere partecipe il cliente di quanto sta accadendo in studio. Resta però da risolvere il problema del probabile divario nella qualità d’ascolto.