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Che lavoro fai? Musicista? Fonico? Sì, ma che lavoro fai poi nella vita? Il nuovo ordinamento delle professioni nei settori del cinema e dell'audiovisivo

Quante volte ci siamo sentiti in Italia ignorati, ridicolizzati o semplicemente squadrati da cima a fondo come fossimo venuti fuori da un altro pianeta, quando alla domanda sul lavoro abbiamo risposto musicista, sound engineer, dj, producer, fonico e chi più ne ha più ne metta nel mondo della musica.

Da sempre i lavoratori dello spettacolo sono stati considerati in Italia lavoratori di serie B, quasi nullafacenti o peggio ancora perditempo. Eppure lo spettacolo, che sia cinema, musica o multimedia, non esisterebbe senza tutti coloro che dietro le quinte, con passione e abnegazione, portano avanti il lavoro che frutterà poi il riconoscimento del pubblico per l'artista di punta. Ci siamo sempre sentiti dire che all'estero è diverso e, per esperienza, è quanto di più vero ci sia: la dignità di un lavoratore nel mondo dello spettacolo, qualunque esso sia il ruolo, è pari alle altre professioni e, per alcuni segmenti è anche un vanto.

Questa situazione, che da italiani tolleriamo da sempre, è arrivata parzialmente a un punto di svolta. Senza entrare nelledisquisizioni politiche, che non ci appartengono, il Consiglio dei Ministri ha varato un decreto legislativo che potrebbe cambiare la vita ad alcuni di noi.

Sotto l'altisonante e formale titolo di "Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di lavoro nel settore cinematografico e audiovisivo, a norma dell'articolo 35 della Legge 14 novembre 2016, n. 220", sono stati definiti alcuni settori relativi al lavoro nel cinema.

Le professioni dello spettacolo sono ora classificate in professioni artistiche e professioni tecniche del settore cinematografico e audiovisivo, come unico riferimento nazionale, con il fine di creare dei percorsi di qualificazione professionale. Letto in altro modo, quando la conferenza Stato Regioni deciderà le linee guida valide su tutto il territorio nazionale, per accedere alle professioni tecniche del mondo dello spettacolo ci saranno corsi professionali riconosciuti a tutti gli effetti. Si comincia quindi a parlare di formazione qualificata, italiana e pienamente riconosciuta sul nostro territorio, probabilmente aperta anche a istituti scolastici pubblici. Un cambio importante nel modello di formazione attuale in Italia, che è basato nella grande maggioranza dei casi, su scuole, corsi, accademie private.

Lo stesso decreto legislativo introduce la classificazione di queste professioni:

  • sviluppo e pre-produzione
  • produzione
  • post- produzione
  • distribuzione
  • esercizio

Le prime tre voci sono interessanti per il nostro settore, perchè comprendono musicisti, producer e sound engineer che lavorano anche nel mondo della musica. Distribuzione ed esercizio sono relativi alla distribuzione cinematografica e ai cinema.

Qualcosa dunque sta cambiando, anche se il mondo della musica rimane la cenerentola dello spettacolo se valutiamo la proposta legislativa. Infatti, il decreto legislativo era atteso quest'anno per gli obblighi derivati dalla Legge 220 del 14 novembre 2016, relativa alla riorganizzazione del settore cinematografico. Il fatto di aver finalmente catalogato alcune professioni nel loro ambito attuale (sviluppo e pre-produzione, produzione e post produzione) induce a sperare che nel futuro ci sia un maggior riconoscimento formale per questi lavoratori, in attesa che anche il settore musicale possa un giorno avere una sua legge che istituisca ruoli e percorsi di formazione. Certo il cinema rende molto di più che la musica, tanto da meritare contributi statali e crediti d'imposta, ma almeno un passo nella giusta direzione è stato fatto. Attendiamo quindi di vedere cosa accadrà nel futuro quando la conferenza Stato Regioni deciderà queste linee guida: è possibile che alcune di esse siano facilmente applicabili anche al mondo della musica e della produzione audio.

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